Hai 50.000 euro da investire in titoli di Stato e una domanda scomoda: se domani ti servono soldi, dovrai vendere in perdita? Con i BTP da soli il rischio esiste. Con i soli BOT sei sempre liquido, ma il rendimento segue i tassi a breve e può calare senza preavviso. La via di mezzo si chiama ladder, e funziona meglio di quanto sembri.
Cos’è una strategia a scadenze scalari con BTP e BOT
Le scadenze scalari (in inglese bond ladder) consistono nel dividere il capitale in più titoli con scadenze diverse, distribuite come i pioli di una scala. Ogni volta che un titolo arriva a scadenza, incassi il rimborso del valore nominale. Puoi usarlo per le tue spese oppure reinvestirlo sul piolo più lungo, così la scala resta sempre completa.
La risposta pratica, in due righe: usa i BOT come base di liquidità (3, 6 e 12 mesi) e i BTP come motore del rendimento (da 2 a 10 anni). La quota di BOT dipende da quanto denaro potresti dover ritirare a breve, non dalle previsioni sui tassi. Più l’orizzonte temporale è corto, più pesano i BOT. Più è lungo, più spazio hanno i BTP.
Il vantaggio è doppio. Da un lato non devi indovinare il momento giusto per comprare, perché le scadenze si rinnovano a intervalli regolari e acquisti a prezzi e tassi diversi. Dall’altro riduci il rischio di duration: se i tassi salgono, i titoli che scadono presto ti permettono di reinvestire a condizioni migliori. Se scendono, i BTP già in portafoglio continuano a pagare la loro cedola.
Come bilanciare rendimento e liquidità: allocazioni consigliate
Non esiste una ripartizione valida per tutti. Gli esempi che seguono partono da un capitale di 50.000 euro e servono come base di ragionamento, non come consulenza personalizzata. Cambia le proporzioni in base al tuo orizzonte, alle spese previste e a quanto sopporti le oscillazioni di prezzo sul mercato secondario.
Profilo conservativo: priorità liquidità
Se prevedi di dover usare una parte importante dei soldi entro uno o due anni, tieni il 60% in BOT e il 40% in BTP. In numeri: 30.000 euro di BOT divisi in tre tranche da 10.000 euro (3, 6 e 12 mesi) e 20.000 euro di BTP, metà a 2 anni e metà a 5 anni. Ogni trimestre hai un rimborso in arrivo e la volatilità resta molto bassa.
Profilo bilanciato: mix equilibrato
Per chi ha un orizzonte di 5 anni e vuole una cedola più corposa senza rinunciare a un cuscinetto, funziona il 40% in BOT e il 60% in BTP. Metti 5.000 euro su BOT a 3 mesi, 5.000 a 6 mesi e 10.000 a 12 mesi. Poi distribuisci 30.000 euro sui BTP: 10.000 a 2 anni, 10.000 a 5 anni e 10.000 a 10 anni.
Profilo rendimento: focus sul medio-lungo termine
Se i soldi non ti servono per almeno 7 o 10 anni, puoi scendere al 20% di BOT e salire all’80% di BTP. Bastano 10.000 euro di BOT (5.000 a 6 mesi e 5.000 a 12 mesi) e 40.000 euro di BTP suddivisi in quattro pioli da 10.000 euro: 3, 5, 7 e 10 anni. Il rendimento medio sale, ma un’uscita anticipata sul mercato secondario può costare cara se i tassi sono in rialzo.
| Profilo | Quota BOT | Quota BTP | Scadenze usate |
|---|---|---|---|
| Conservativo | 60% (30.000 €) | 40% (20.000 €) | BOT 3-6-12 mesi, BTP 2 e 5 anni |
| Bilanciato | 40% (20.000 €) | 60% (30.000 €) | BOT 3-6-12 mesi, BTP 2-5-10 anni |
| Rendimento | 20% (10.000 €) | 80% (40.000 €) | BOT 6-12 mesi, BTP 3-5-7-10 anni |
Il test dei 12 mesi: quanto tenere sui BOT
Somma le spese che dovrai sostenere nei prossimi 12 mesi (tasse, ristrutturazioni, imprevisti). Quella cifra va sui BOT, qualunque sia il profilo. Solo il resto entra nel ragionamento sulle percentuali.
Differenze tra BTP e BOT nella strategia ladder

I BOT sono titoli a breve termine (3, 6 o 12 mesi) che non pagano cedola. Il rendimento nasce dalla differenza tra prezzo d’acquisto, sotto la pari, e valore nominale incassato a scadenza. Poiché la vita residua è breve, il prezzo si muove poco e uscire prima di scadenza costa poco. Per questo sono lo strumento ideale per la parte liquida del portafoglio.
I BTP hanno scadenze a medio e lungo termine e pagano una cedola periodica, in genere semestrale, anche se vale la pena valutare le alternative europee ai BTP prima di decidere. Il loro prezzo sul mercato secondario oscilla in funzione dei tassi (basti pensare all’impatto del dollaro sui BTP): più la scadenza è lontana, più la duration è alta e più la variazione è marcata. In cambio offrono un rendimento di norma superiore e la certezza dei flussi di cassa, se li tieni fino al rimborso.
Nella scala i due strumenti si completano. I BOT garantiscono che non sarai mai costretto a vendere un BTP nel momento sbagliato. I BTP alzano il rendimento complessivo e ti proteggono dal rischio di dover reinvestire tutto in un periodo di tassi bassi.
Costruire il ladder: distribuzione delle scadenze
Parti dal criterio più semplice: pioli di importo uguale e scadenze a distanza regolare. Con il profilo bilanciato dell’esempio hai un rimborso ogni 3, 6 o 12 mesi dai BOT e uno ogni 2-3 anni dai BTP. Le cedole semestrali dei BTP si aggiungono e formano un flusso di liquidità costante.
Non serve comprare tutto insieme. Puoi entrare in più momenti: i BOT nelle aste mensili, i BTP nelle aste a scadenza (come nella prossima doppia emissione BTP Valore di ottobre) o sul mercato secondario, sfruttando i giorni in cui il prezzo è più favorevole. Così diluisci anche il rischio di entrare tutto in un giorno sfavorevole.
Quando scade un piolo, hai tre strade:
- reinvesti il rimborso nel piolo più lungo (ad esempio un nuovo BTP a 10 anni), mantenendo la scala intatta;
- lo lasci sul conto se ti serve liquidità per spese in arrivo;
- lo ripartisci tra BOT e BTP se vuoi riportare le percentuali al livello di partenza.
La scelta dipende dalla situazione dei tassi e dalle tue esigenze del momento. Se i rendimenti sono alti, allungare conviene. Se sono bassi, meglio tenere una quota maggiore di BOT e aspettare tempi migliori.
Tassazione, costi e quando ribilanciare

Sui titoli di Stato italiani l’imposta sostitutiva è del 12,5%, applicata su cedole e differenza tra prezzo di acquisto e rimborso (o vendita). Rispetto al 26% di altri strumenti finanziari il vantaggio è netto, e conta ancora di più su un portafoglio lungo. Per le successioni i titoli di Stato sono esenti da imposta.
Sul fronte dei costi, all’asta acquisti di norma senza commissioni di collocamento. Sul mercato secondario la banca o il broker applica le proprie commissioni, per cui conviene controllarle prima di operare. Sul deposito titoli dei privati si paga inoltre l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore complessivo.
Il ribilanciamento serve a riportare il portafoglio alla ripartizione scelta. Un buon calendario è una revisione ogni 6-12 mesi, oppure quando la quota di BOT scende sotto la soglia che hai deciso. In pratica, ogni rimborso è un’occasione naturale: reinvesti dove il peso è sceso, senza vendere nulla e senza costi aggiuntivi.
Ricorda che la scala si adatta alla vita, non il contrario. Se cambiano il tuo orizzonte, le spese previste o il contesto dei tassi, modifica le percentuali e le scadenze. Una scala ben costruita non elimina il rischio, ma lo distribuisce nel tempo e ti lascia sempre una scadenza vicina a cui attingere.





