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Maire pioniera nella formazione sulla transizione energetica: il corso gratuito a Roma

Donna mostra pannelli solari lezione persone sedute

Mille ore in aula, ottocento sul campo e nessun costo d’iscrizione, in un momento in cui la transizione energetica italiana si vede anche in progetti come il più grande hub per l’idrogeno verde del Centro-Nord nelle Marche. È la formula del nuovo percorso con cui MAIRE, gruppo italiano dell’ingegneria e della tecnologia, vuole formare da zero i tecnici di cui la transizione energetica ha bisogno. Un’iniziativa che scommette sui giovani e sulle professioni del futuro, e che parte da Roma.

L’iniziativa pionieristica di MAIRE per la transizione energetica

Il progetto è un corso gratuito biennale pensato per formare specialisti della transizione energetica. In pratica prevede 1.000 ore di lezione e 800 ore di stage, per un totale di 1.800 ore di formazione e lavoro vero. L’avvio è previsto a novembre, con una presentazione ufficiale all’inizio di ottobre.

Perché si parla di apripista? Perché è un’azienda di ingegneria a prendere in mano la formazione, invece di aspettare che il mercato produca da solo le competenze che cerca. Chi progetta impianti per la decarbonizzazione sa meglio di chiunque altro quali figure mancano, e le costruisce su misura.

1.000 + 800: i numeri del percorso

Mille ore di lezione, ottocento di stage, due anni di durata, nessun costo per chi partecipa. Il rapporto tra aula e pratica è quasi di uno a uno: è questo l’elemento che distingue il corso da un master tradizionale.

Il programma formativo: struttura e contenuti del corso

Il percorso si svolge a Roma e alterna la didattica a un’esperienza diretta in azienda. Le ore di lezione servono a costruire le basi tecniche, mentre lo stage permette di mettere subito le mani su progetti reali. Chi esce dal biennio non ha solo un attestato, ma un pezzo di curriculum già scritto.

Sul piano dei contenuti, i due assi portanti sono la decarbonizzazione e l’economia circolare. Si parla quindi di come ridurre le emissioni dei processi industriali, di come usare meglio materiali e risorse e di come integrare le energie rinnovabili nei sistemi esistenti. Sono i temi su cui ruotano oggi gli investimenti dell’industria e dell’energia.

Perché il modello integrato conta

Molti corsi insegnano la teoria e lasciano ai neodiplomati il compito di trovare un’azienda disposta a formarli. Qui il meccanismo è invertito: la formazione nasce dentro il perimetro di chi poi avrà bisogno di quelle persone. Il risultato è un percorso allineato ai bisogni reali delle imprese, con meno distanza tra ciò che si studia e ciò che si fa.

Competenze sviluppate e sbocchi professionali

Professionista misura pannello solare su cantiere energetico

I partecipanti acquisiscono competenze tecniche legate alla transizione energetica: dalla comprensione dei processi di decarbonizzazione alla gestione di progetti sostenibili. Sono profili che il settore dell’ingegneria cerca con difficoltà crescente, perché la domanda cresce più in fretta dell’offerta di tecnici preparati.

Gli sbocchi vanno dalle società di ingegneria agli operatori dell’energia, fino alle aziende industriali che devono ripensare i propri impianti. Non si tratta di un’etichetta di moda: la sostenibilità è ormai una voce di bilancio e di progetto, e chi sa tradurla in soluzioni tecniche ha un vantaggio concreto.

Destinatari e opportunità per i giovani NEET

Il corso si rivolge ai giovani, con un’attenzione particolare ai NEET, cioè a chi non studia e non lavora. È una scelta che colpisce, perché porta un’opportunità qualificata proprio dove di solito arrivano meno proposte. Per una persona in questa situazione, due anni di formazione gratuita con stage incluso possono fare la differenza tra restare fermi e entrare in un settore strategico.

Il fatto che non ci sia una retta da pagare abbassa una barriera concreta. Molti talenti rinunciano a percorsi tecnici avanzati per ragioni economiche, e un corso gratuito riduce questo rischio. Resta però da seguire con attenzione il bando di accesso, dove saranno indicati requisiti e modalità di selezione.

Partnership istituzionali e sviluppi futuri del progetto

L’iniziativa si regge su un partenariato tra imprese e istituzioni. È un’alleanza che dà credibilità al percorso e lo collega al territorio, mettendo insieme chi ha le competenze tecniche e chi conosce le politiche per il lavoro e la formazione. Senza questa rete, un progetto di tale portata faticherebbe a trovare sbocchi concreti per i suoi diplomati.

Il futuro potrebbe allargare il raggio d’azione. Tra le ipotesi circolate c’è l’estensione ad altre aree del Paese, in particolare la Lombardia e Catania. Se il modello romano funzionerà, potrebbe diventare un format replicabile in altri poli industriali, con lo stesso equilibrio tra aula e stage.

Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi

  • la presentazione ufficiale, prevista a inizio ottobre;
  • le modalità di candidatura e di selezione;
  • l’avvio delle lezioni a novembre;
  • eventuali annunci sulle nuove sedi.

Un segnale per tutto il settore

Al di là dei numeri, la mossa di MAIRE manda un messaggio chiaro: la transizione energetica non si costruisce solo con tecnologie e capitali, ma con persone formate. Se altri grandi gruppi seguiranno questo esempio, il tema delle competenze potrebbe smettere di essere un freno e diventare un motore di crescita. Per ora c’è un corso, una data di partenza e una platea di giovani che può guardare a un mestiere nuovo.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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