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Ericsson e Zte: 212 lavoratori a rischio, scatta l’allarme nelle Tlc

Operai portano scatole escono complesso industriale

Duecentododici posti di lavoro in bilico in un colpo solo. Nel giro di pochi giorni il settore delle telecomunicazioni italiane si ritrova a fare i conti con due annunci pesanti, uno della multinazionale svedese Ericsson e uno del Big cinese Zte. Ecco cosa è successo, chi rischia di più e cosa può cambiare dopo l’incontro al ministero.

La situazione: 212 lavoratori a rischio tra Ericsson e Zte

La cifra complessiva è di 212 lavoratori diretti coinvolti dalle due ristrutturazioni. Non si tratta di un’unica crisi, ma di due vertenze che si sommano e che colpiscono lo stesso comparto, quello delle Tlc. I sindacati parlano apertamente di allarme, perché i tagli arrivano in un momento in cui la rete italiana avrebbe bisogno di competenze, non di meno personale.

La parte più consistente riguarda Ericsson, mentre Zte contribuisce con una riduzione della forza lavoro in Italia. I due dossier restano distinti, ma al tavolo istituzionale finiranno entrambi.

212 esuberi: come si divide il conto

Ericsson pesa per 131 licenziamenti. Il resto dei posti a rischio, circa 81, ricade sulla riduzione di organico annunciata da Zte. Due situazioni diverse, un unico effetto sul settore.

Ericsson: 131 licenziamenti e chiusura di settore a Genova

Il dato che pesa di più è quello di Ericsson: 131 licenziamenti legati alla chiusura di un intero settore di attività. Il nodo è soprattutto Genova, dove la multinazionale svedese ha una presenza storica e dove molti dipendenti lavorano da anni su sviluppo e servizi per le reti. Chiudere un’area significa disperdere competenze costruite in decenni, non solo ridurre i costi.

Per il territorio ligure l’impatto è doppio. Da una parte ci sono le famiglie dei lavoratori coinvolti, dall’altra un indotto di professionalità tecniche che difficilmente si ricostruisce una volta smantellato. Per questo il caso genovese è diventato il simbolo della vertenza.

Zte: il Big cinese riduce la forza lavoro in Italia

ufficio deserto scatole cartone sul tavolo

Il secondo fronte riguarda Zte, colosso cinese delle telecomunicazioni presente in Italia con attività commerciali e tecniche. L’azienda ha avviato una riduzione dell’organico nel nostro Paese, in linea con una riorganizzazione del business a livello europeo. I numeri sono più contenuti rispetto a Ericsson, ma il segnale preoccupa i sindacati: anche chi sembrava in espansione sta tirando il freno.

Il punto, per chi lavora nel settore, è la prospettiva: se due grandi player riducono insieme, il rischio è che altri seguano, come emerge anche dall’analisi sui rischi occupazionali in Stellantis, STM, TIM e Poste, e che la crisi diventi strutturale.

La questione dei fondi pubblici e le critiche dei sindacati

Il passaggio più duro arriva dai sindacati, che puntano il dito contro i fondi pubblici ricevuti dalle aziende negli anni scorsi. La tesi è semplice: se un gruppo beneficia di risorse pubbliche e poi taglia posti di lavoro, quei soldi sono stati sprecati. La formula usata nelle prese di posizione sindacali è proprio «fondi pubblici sprecati».

La richiesta è di ritirare i licenziamenti o, almeno, di legare ogni contributo futuro a impegni precisi su occupazione e investimenti in Italia. È un tema che va oltre la singola vertenza e riapre il dibattito su come lo Stato sostiene le multinazionali delle Tlc.

Il tavolo al Mimit: cosa aspettarsi dalla vertenza

Lunedì le parti si siedono al Mimit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, per un primo tavolo di confronto. Le aspettative dei sindacati sono chiare: ottenere il congelamento dei licenziamenti, aprire una trattativa vera sugli ammortizzatori sociali e capire quali alternative industriali esistono per i siti coinvolti.

Difficile aspettarsi soluzioni già al primo incontro. Più realistico che il tavolo serva a mettere nero su bianco le posizioni, a fissare un calendario di nuovi appuntamenti e a chiedere alle aziende un piano dettagliato. Il vero test sarà la disponibilità di Ericsson e Zte a rivedere i numeri.

Cosa tenere d’occhio nei prossimi giorni

  • se Ericsson accetta di sospendere le procedure di licenziamento durante la trattativa;
  • quali ammortizzatori sociali il ministero metterà sul tavolo;
  • se Zte chiarirà l’entità e i tempi del taglio in Italia;
  • quale ruolo avranno Regione e istituzioni locali, a partire da Genova.

La partita è aperta. Per i 212 lavoratori coinvolti, e per un settore che regge una parte importante delle infrastrutture digitali del Paese, l’esito del confronto al Mimit dirà se si tratta di una crisi passeggera o dell’inizio di una ristrutturazione più profonda.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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