Scegliere l’università giusta oggi significa anche guardare al portafoglio di domani. I dati più recenti su occupazione e retribuzioni raccontano una storia chiara: non tutte le lauree, e non tutti gli atenei, portano allo stesso stipendio. C’è chi esce dall’università e trova un contratto da 1.400 euro netti al mese, e chi invece supera i 2.000 euro già al primo impiego.
La classifica università basata sugli stipendi post-laurea mette in fila gli atenei italiani più performanti per RAL laureati, cioè la retribuzione annua lorda percepita a un anno dal titolo. In cima restano sempre gli stessi nomi: Bocconi, Politecnico di Torino e Politecnico di Milano dominano la parte alta della graduatoria, seguiti da atenei come la Luiss e alcune università tecniche del Nord Italia.
La classifica delle università italiane con gli stipendi più alti
Secondo i dati Almalaurea, che ogni anno monitora il destino occupazionale di centinaia di migliaia di laureati italiani, gli atenei italiani con le retribuzioni più alte a un anno dalla laurea sono concentrati soprattutto nelle discipline economico-gestionali e ingegneristiche. Bocconi si conferma l’ateneo con lo stipendio medio più elevato, spesso superiore ai 1.800 euro netti mensili già nei primi dodici mesi di lavoro.
Il Politecnico di Torino segue a ruota, trainato dalle lauree in ingegneria, con retribuzioni che in molti casi arrivano tra i 1.600 e i 1.750 euro netti. Anche il Politecnico di Milano mantiene posizioni alte, complice la forte richiesta di ingegneri gestionali e informatici da parte delle aziende del Nord Italia. Più indietro, ma comunque competitivi, troviamo atenei come l’Università di Bologna e la Sapienza di Roma, che pur avendo un bacino di studenti molto più ampio riescono a garantire buoni sbocchi in settori specifici (un dinamismo che si ritrova anche nei nuovi progetti di ricerca finanziati per l’Ateneo di Trento).
| Ateneo | Stipendio medio a 1 anno | Corsi trainanti |
|---|---|---|
| Bocconi | 1.750-1.900 € | Economia, Finanza |
| Politecnico di Torino | 1.600-1.750 € | Ingegneria |
| Politecnico di Milano | 1.550-1.700 € | Ingegneria, Design |
| Luiss | 1.500-1.650 € | Economia, Giurisprudenza |
| Università di Bologna | 1.400-1.550 € | Ingegneria, Medicina |
Le lauree e i settori che garantiscono le retribuzioni migliori
Al di là dell’ateneo scelto, è il settore di specializzazione a fare davvero la differenza. Le lauree in ingegneria, in particolare informatica, gestionale e delle telecomunicazioni, restano tra i corsi di laurea remunerativi più solidi, grazie a una domanda di mercato che continua a superare l’offerta di laureati. Anche l’economia, soprattutto se accompagnata da una laurea magistrale in finanza o management, apre le porte a stipendi iniziali sopra la media nazionale.
La medicina rappresenta un caso particolare: gli stipendi iniziali non sono sempre i più alti in assoluto, ma la stabilità occupazionale e la crescita salariale nel tempo sono tra le migliori di tutto il panorama universitario. Chi si laurea in medicina raggiunge quasi sempre un tasso di occupazione vicino al 100%, con un percorso di crescita economica che nel lungo periodo supera molte altre professioni.
Tra i settori più pagati emergono anche le lauree tecnico-scientifiche legate all’intelligenza artificiale, alla data science e all’ingegneria energetica, ambiti dove la richiesta di profili specializzati sta crescendo più velocemente della disponibilità di candidati qualificati.
Differenze tra laureati e non laureati: quanto conta davvero la laurea

I dati Almalaurea confermano un divario ancora molto marcato tra chi possiede un titolo universitario e chi no. Le differenze retributive tra laureati e non laureati si aggirano mediamente intorno al 20-25% in più di stipendio medio per chi ha completato un percorso universitario, con punte ancora più alte nei settori tecnico-scientifici.
Non è solo una questione di stipendio iniziale: la convenienza laurea si misura anche nel tempo, soprattutto se confrontata con le professioni più richieste per chi ha solo il diploma. Un laureato magistrale, in media, raggiunge livelli retributivi più alti già a cinque anni dal titolo rispetto a chi si è fermato al diploma, complice anche un accesso più semplice a ruoli di responsabilità e a carriere manageriali.
Tra un laureato in ingegneria e un diplomato con la stessa età, lo scarto di stipendio medio dopo cinque anni può superare i 500 euro netti mensili. Un divario che si consolida nel tempo, invece di ridursi.
I fattori che influenzano gli stipendi oltre all’ateneo scelto
La scelta università conta, ma non è l’unico elemento che determina lo stipendio futuro. Il settore geografico in cui si lavora incide moltissimo: chi si trasferisce al Nord Italia, in particolare in Lombardia o Piemonte, guadagna in media di più rispetto a chi resta al Sud, indipendentemente dall’ateneo di provenienza.
Anche il tipo di azienda gioca un ruolo decisivo. Chi entra in una grande multinazionale o in una società di consulenza internazionale parte spesso con uno stipendio superiore rispetto a chi trova impiego in una piccola realtà locale, a parità di laurea e di ateneo. Le competenze linguistiche, uno stage svolto durante gli studi e la specializzazione in ambiti digitali contribuiscono a spostare l’ago della bilancia in modo significativo.
Infine, la scelta tra laurea triennale e laurea magistrale resta determinante: chi prosegue gli studi ottiene generalmente accesso a ruoli più qualificati e a retribuzioni iniziali più alte, anche se questo comporta un ingresso ritardato nel mondo del lavoro rispetto a chi si ferma dopo tre anni.





