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Costruttori edili travolti dai costi extra: la nuova emergenza del settore

Operaio legge preventivi seduto circondato da carte tavolo

Aprire un cantiere oggi significa fare i conti con un preventivo che, nel giro di pochi mesi, può diventare carta straccia. I costruttori edili sono travolti dai costi extra e questa non è più una difficoltà passeggera: è diventata la vera emergenza del settore edile in Italia.

La risposta alla domanda che molti si pongono, cioè quanto sta costando davvero questa impennata dei prezzi, è semplice da riassumere: materiali, energia e manodopera insieme stanno gonfiando i costi di costruzione fino al 20-30% rispetto ai preventivi originari, secondo le stime diffuse da ANCE nelle ultime settimane. Un cantiere avviato con un budget definito rischia di trovarsi, a metà lavori, con conti che non tornano più.

Costruttori edili travolti dagli extra-costi: la nuova emergenza

Le imprese edili italiane parlano apertamente di una situazione paragonabile, per intensità, ai mesi più duri della pandemia. Non è un’esagerazione retorica: i cantieri sono sotto pressione come allora, ma stavolta la causa non è la carenza di manodopera dovuta ai lockdown, bensì una fiammata di prezzi che colpisce contemporaneamente più fronti.

Il risultato è che molte imprese si trovano a lavorare in perdita su commesse firmate mesi prima, quando i prezzi delle materie prime erano ancora sostenibili. Chi ha vinto un appalto pubblico con un ribasso aggressivo oggi si trova stretto tra contratti rigidi e costi che continuano a salire.

Le cause principali: caro-materiali, energia e manodopera

Il caro-materiali resta il primo imputato. Acciaio, cemento, legname e bitume hanno subito rincari significativi negli ultimi mesi, spinti da tensioni sulle materie prime a livello globale e da una domanda che non si è mai davvero raffreddata. A questo si somma il caro-energia: cantieri, impianti di produzione di laterizi e cemento, trasporti, tutto dipende da bollette che pesano sempre di più sui bilanci aziendali, lo stesso fenomeno che sta spingendo le imprese lombarde verso il rischio di blocco produttivo per i costi energetici insostenibili.

Il terzo fronte è quello della manodopera. Trovare operai qualificati è diventato complicato in molte regioni, e questo spinge al rialzo i costi del lavoro proprio mentre le imprese dovrebbero contenere le spese. La combinazione di questi tre fattori crea un effetto a catena che nessuna impresa, da sola, riesce a governare.

Voce di costoVariazione stimataEffetto sui cantieri
Materie prime (acciaio, cemento)+15/25%Preventivi superati a metà lavori
Energia (bollette cantiere e produzione)+20/30%Rincaro di laterizi e trasporti
Manodopera qualificata+8/12%Difficoltà a reperire operai
Il paradosso degli appalti pubblici

Un’impresa può vincere una gara con un prezzo concordato, e poi vedersi lievitare i costi dei materiali nel giro di pochi mesi senza poter rinegoziare facilmente il contratto. È questo il nodo che sta bloccando decine di cantieri legati al PNRR: le regole di revisione prezzi esistono, ma spesso sono troppo lente o insufficienti a coprire il divario reale.

Gli impatti sui cantieri e i progetti PNRR a rischio

Gru ferma su terreno con materiali accumulati

La pressione sui cantieri non è solo un problema economico per le singole aziende: rischia di rallentare opere strategiche finanziate con i fondi del PNRR, dove i tempi di consegna sono già stretti e non prevedono grande margine di manovra, proprio mentre sono già in discussione le nuove regole dei fondi europei previste dal 2028. Se un’impresa edile si trova a lavorare in perdita, la tentazione di rallentare i lavori, rinunciare all’appalto o dichiarare default diventa concreta.

A questo si aggiungono i ritardi nei pagamenti da parte di stazioni appaltanti pubbliche, che aggravano ulteriormente la liquidità delle imprese. Un’azienda che deve anticipare materiali sempre più cari, pagare manodopera e bollette, e poi aspettare mesi per incassare quanto dovuto, si trova stretta in una tenaglia difficile da sostenere senza sostegni esterni.

Diverse associazioni territoriali, da Brindisi a Cremona, segnalano lo stesso schema: piccole e medie imprese che rischiano di saltare proprio nei territori dove il PNRR dovrebbe portare più investimenti e occupazione.

L’appello di ANCE: intervento urgente e regole certe

Di fronte a questo scenario, ANCE ha chiesto al governo un intervento urgente su più fronti. Al centro delle richieste ci sono meccanismi di revisione prezzi più rapidi ed efficaci, in grado di adeguare automaticamente i contratti pubblici quando le materie prime subiscono variazioni significative. Le imprese chiedono regole certe, non interventi episodici decisi caso per caso.

Le associazioni di categoria insistono anche sulla necessità di sostegni alle imprese sotto forma di crediti d’imposta o fondi compensativi per il caro-energia, oltre a una gestione più snella delle risorse già stanziate per gli appalti pubblici collegati al PNRR. Senza interventi rapidi, avvertono, il rischio è che la crisi delle costruzioni finisca per compromettere non solo i bilanci aziendali, ma anche il rispetto delle scadenze fissate a livello europeo per l’utilizzo dei fondi.

Il messaggio che arriva dal settore edile è coerente: senza risorse aggiuntive e senza regole certe sulla revisione prezzi, l’ondata di extra-costi rischia di trasformarsi in un blocco strutturale, con effetti che andrebbero oltre le singole imprese fino a toccare l’intera filiera delle costruzioni italiane, già alle prese con il deficit di 840.000 alloggi per i lavoratori.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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