Trecento operai sfruttati su un cantiere diplomatico americano, nel cuore di Milano. Sembra una storia da altri tempi, invece è cronaca recente. L’inchiesta della procura di Milano sul caporalato nel cantiere del nuovo consolato USA si è chiusa con un accordo che i sindacati definiscono senza precedenti: oltre 30 milioni di euro di risarcimento per i lavoratori coinvolti.
La cifra esatta è 31 milioni di euro, distribuiti tra indennizzi diretti ai lavoratori, contributi previdenziali e sanzioni. Un risultato storico, raggiunto grazie all’amministrazione giudiziaria della società Caddell, l’impresa americana che gestiva i lavori sul cantiere del consolato americano a Milano.
L’accordo da 31 milioni: cifre e beneficiari del risarcimento
Dei 31 milioni complessivi, circa 19,6 milioni vanno direttamente ai 292 operai identificati dagli inquirenti come vittime di sfruttamento. Questa somma copre gli stipendi mai versati, il rimborso per vitto e alloggio non garantiti come previsto dai contratti, e una quota per i danni morali subiti durante i mesi di lavoro in condizioni irregolari.
Il resto dei fondi è destinato a Inps e Ispettorato del lavoro, a copertura dei contributi previdenziali non versati e delle sanzioni amministrative accumulate durante la gestione del cantiere. Un meccanismo che ha permesso di sanare, almeno sul piano economico, una situazione che si trascinava da tempo senza che nessuno intervenisse davvero.
| Voce del risarcimento | Importo |
|---|---|
| Indennizzi diretti ai 292 operai | 19,6 milioni di euro |
| Contributi Inps | parte residua |
| Sanzioni Ispettorato del lavoro | parte residua |
| Totale accordo | oltre 31 milioni di euro |
L’inchiesta sul caporalato nel cantiere del consolato USA
Tutto parte da un’inchiesta della procura di Milano avviata dopo segnalazioni su condizioni di lavoro anomale nel cantiere. Gli investigatori hanno ricostruito un sistema di sfruttamento sistematico: turni massacranti, paghe inferiori ai minimi contrattuali, alloggi fatiscenti forniti in cambio di trattenute sullo stipendio.
Le indagini hanno portato a misure cautelari nei confronti di alcune figure coinvolte nella gestione del cantiere, mentre sul fronte penale il procedimento prosegue parallelamente all’accordo economico. Il risarcimento non chiude infatti la vicenda giudiziaria: le responsabilità penali per il reato di caporalato restano da accertare in tribunale, un po’ come nel caso del camionista licenziato con un SMS che ha ottenuto un risarcimento di 18.000 euro.
Un aspetto che rende il caso ancora più delicato riguarda la nazionalità del cantiere: si tratta della sede diplomatica di un altro Paese, elemento che ha reso più complesse le prime fasi delle indagini e i rapporti tra le autorità italiane e la controparte americana.
Come sono distribuiti i fondi ai 292 operai
La distribuzione materiale delle somme è affidata all’amministratore giudiziario nominato per gestire la fase successiva al sequestro delle attività della Caddell. Ogni operaio riceverà una quota calcolata in base al periodo di impiego, alle ore lavorate e al tipo di sfruttamento documentato durante l’inchiesta.
Accanto al risarcimento economico, un altro elemento distingue questo accordo: 238 permessi di soggiorno concessi ai lavoratori stranieri coinvolti, molti dei quali privi di documenti regolari al momento dei fatti. Una misura che protegge chi ha collaborato con gli inquirenti, evitando che la denuncia dello sfruttamento si trasformi in un boomerang sul piano dello status migratorio.
I 238 permessi di soggiorno non sono un premio automatico: vengono concessi caso per caso, a chi ha effettivamente collaborato con la procura di Milano fornendo elementi utili all’inchiesta sul caporalato.
La società Caddell e le conseguenze legali

Caddell Construction, l’impresa americana responsabile dei lavori, è finita sotto amministrazione giudiziaria proprio a causa delle irregolarità riscontrate sul cantiere. Questa misura ha permesso di congelare parte delle attività aziendali e di garantire che le risorse necessarie al risarcimento fossero effettivamente disponibili, invece di disperdersi in un contenzioso infinito.
Per l’azienda, l’accordo rappresenta anche un modo per evitare conseguenze ancora più pesanti sul piano reputazionale e commerciale, considerando che lavora spesso su commesse pubbliche e diplomatiche in diversi Paesi (un settore già alle prese con i rincari dei costi extra per i costruttori edili). Resta però aperto il fronte penale: i legali rappresentanti della società e alcuni responsabili del cantiere dovranno rispondere davanti al tribunale delle accuse relative allo sfruttamento dei lavoratori.
Le reazioni: Calderone e la portata storica dell’accordo
La ministra del Lavoro Marina Calderone ha commentato l’esito dell’inchiesta sottolineando come il messaggio principale sia rivolto a chi ancora oggi subisce condizioni simili senza denunciare: chi si espone contro lo sfruttamento non resta solo, e lo Stato può intervenire con strumenti concreti.
Le organizzazioni sindacali parlano di risultato storico non solo per l’entità della cifra, ma per il modello che rappresenta: un’inchiesta partita da segnalazioni sul territorio, arrivata fino a coinvolgere una sede diplomatica straniera, e conclusa con un risarcimento che tiene insieme tutela economica e regolarizzazione migratoria (diversamente da quanto accaduto nel caso della lavoratrice licenziata dopo 27 anni per un errore sulla scadenza il cui ricorso è stato respinto dal tribunale). Un precedente che potrebbe orientare la gestione di altri casi di caporalato legati a grandi cantieri, pubblici o privati che siano.





