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Il Senato approva il ddl delega sul nucleare: cosa prevede la legge

Parlamento italiano in sessione plenaria durante votazione legislativa

Ottantuno sì, cinquantuno no. Con questi numeri il Senato approva il ddl delega sul nucleare, chiudendo l’iter parlamentare di una legge che, secondo il governo, riapre all’Italia una strada abbandonata da quasi quarant’anni. Non è ancora l’inizio dei lavori per una centrale, ma è il via libera definitivo alla cornice normativa che dovrà renderli possibili.

Il voto arriva dopo mesi di discussione tra maggioranza e opposizioni, con un testo che il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito una svolta per la transizione energetica del paese. Vediamo nel dettaglio cosa cambia e quali sono i prossimi passaggi.

Il voto definitivo del Senato: 81 sì e 51 no

Il risultato del voto, 81 favorevoli e 51 contrari, ricalca la divisione tra la maggioranza di governo e le forze di opposizione che avevano già manifestato le loro riserve durante l’esame in commissione. Con questo passaggio il ddl delega sul nucleare diventa legge, autorizzando l’esecutivo a scrivere entro un termine stabilito i decreti attuativi che dovranno tradurre i principi generali in norme operative.

Il Parlamento aveva già dato un primo via libera alla Camera nei mesi precedenti, ma il testo era tornato al Senato per un secondo esame dopo alcune modifiche. Con questo passaggio finale si chiude quindi un percorso legislativo iniziato nella prima parte della legislatura e accelerato nelle ultime settimane su pressione del governo.

Cosa prevede il ddl delega sul nucleare

La legge non costruisce direttamente nessuna centrale: fissa i criteri con cui il governo dovrà elaborare i decreti delegati nei prossimi mesi. Tra i punti principali c’è la creazione di un’autorità di controllo indipendente per la sicurezza nucleare, la definizione delle regole di localizzazione degli impianti e la costituzione di un fondo dedicato per finanziare la ricerca e lo sviluppo delle nuove tecnologie.

Il testo prevede anche incentivi per le imprese che investono nella filiera nucleare italiana e meccanismi di coinvolgimento dei territori che dovessero ospitare gli impianti, con l’obiettivo dichiarato di evitare le proteste locali che in passato avevano bloccato ogni progetto simile nel paese.

Priorità agli Small Modular Reactors (SMR)

Uno degli aspetti più discussi riguarda la scelta tecnologica: la delega dà priorità ai Small Modular Reactors, i piccoli reattori modulari noti con la sigla SMR, rispetto alle grandi centrali tradizionali. Si tratta di impianti di dimensioni contenute, assemblabili in tempi più rapidi e considerati più flessibili in termini di localizzazione e gestione della sicurezza.

Il governo punta sugli SMR anche per motivi industriali: costi di realizzazione più contenuti rispetto ai grandi reattori e possibilità di produzione modulare in fabbrica, con successivo trasporto e installazione sul territorio. Diverse aziende energetiche italiane hanno già firmato accordi preliminari con partner internazionali per lo sviluppo di questi reattori modulari, come dimostra il progetto Edison per il primo mini-reattore nucleare italiano entro il 2035.

Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi

Il tema più delicato resta quello delle scorie. La legge affronta la questione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, un dossier che in Italia è rimasto bloccato per anni tra veti locali e mancanza di un sito individuato. Il ddl impone tempi più stringenti per l’individuazione dell’area e prevede compensazioni economiche per i territori coinvolti.

Senza una soluzione definitiva per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, difficilmente il piano nucleare potrà procedere con la fiducia dell’opinione pubblica: è un nodo che accompagnerà l’attuazione della delega per anni.

Perché si parla di “giornata storica”

Pichetto Fratin ha usato questa espressione per sottolineare che l’Italia torna a legiferare sul nucleare dopo il referendum del 1987. Per il governo è il primo passo concreto verso una diversificazione delle fonti che possa incidere sulle bollette nel medio termine.

Le reazioni politiche: governo, opposizioni e ambientalisti

Ministri e politici riuniti discutono decisioni energetiche cruciali

Dal fronte di governo le dichiarazioni sono state compatte. Pichetto Fratin ha parlato appunto di giornata storica, mentre Palazzo Chigi ha rilanciato le parole della premier Meloni, che ha definito il via libera un passaggio necessario per garantire sicurezza energetica e prezzi più stabili nel lungo periodo.

Sul fronte opposto, Pd, M5s e Avs hanno votato contro il provvedimento, contestando sia i tempi ristretti della discussione sia l’assenza di garanzie sufficienti su sicurezza e gestione delle scorie. Anche diverse sigle ambientaliste hanno criticato la scelta, sostenendo che le risorse pubbliche destinate al nucleare andrebbero indirizzate verso fonti rinnovabili già disponibili e più rapide da installare.

Le opposizioni hanno inoltre sollevato dubbi sui costi reali degli impianti a reattori modulari, ricordando che in altri paesi europei alcuni progetti SMR hanno registrato ritardi e aumenti di spesa rispetto alle stime iniziali.

I prossimi passi: tempistiche per il ritorno del nucleare in Italia

Dopo l’approvazione della delega, il governo ha un termine per emanare i decreti attuativi che definiranno nel dettaglio autorità di controllo, criteri di localizzazione e regole di finanziamento. Solo a quel punto potranno partire le procedure autorizzative per i primi impianti sperimentali.

Le stime più prudenti indicano il periodo tra il 2033 e il 2034 come orizzonte realistico per l’entrata in funzione dei primi reattori modulari sul territorio italiano, a condizione che i decreti vengano approvati senza ulteriori rinvii e che si trovi un accordo sui siti. Fino a quella data, il contributo del nucleare alla produzione di energia sostenibile nel mix nazionale resterà nullo, e le centrali tradizionali a fonti fossili continueranno a coprire buona parte della domanda.

Resta da capire come reagiranno le regioni potenzialmente coinvolte nella localizzazione degli impianti e del deposito per i rifiuti radioattivi: su questo fronte si giocherà gran parte della credibilità del piano nei prossimi anni.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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