Il nucleare torna a bussare alla porta dell’Italia, e questa volta lo fa in formato ridotto. Edison, insieme al colosso francese EDF, ha annunciato un piano industriale che punta a realizzare il primo mini-reattore nucleare italiano entro il 2035. Un progetto che segna un cambio di passo dopo decenni di stop alla filiera atomica nel nostro paese.
La risposta diretta è questa: Edison e EDF vogliono portare in Italia la tecnologia SMR (small modular reactor), impianti nucleari compatti e più flessibili rispetto alle centrali tradizionali. Il progetto si chiama Nuward ed è già inserito in un piano europeo da oltre 10 miliardi di euro, pensato per costruire dieci reattori simili in diversi paesi del continente entro la metà del prossimo decennio (una strategia che si affianca ad altre mosse energetiche italiane, come raccontato nell’articolo su le scorte di gas naturale dell’Italia per affrontare l’inverno).
Il progetto Edison-EDF: primo mini-reattore nucleare in Italia entro il 2035
L’accordo tra Edison e EDF non nasce dal nulla. Le due aziende collaborano da anni sul fronte energetico, ma questa volta l’obiettivo è chiaro e ambizioso: dotare l’Italia di un impianto nucleare di nuova generazione entro il 2035. Si tratterebbe del primo reattore nucleare attivo sul suolo italiano dai tempi del referendum che, nel 1987, chiuse la stagione dell’atomo nel paese.
Il piano prevede una fase preliminare di studi tecnici e autorizzativi, seguita dalla costruzione vera e propria. Edison si occuperà del coordinamento sul territorio italiano, mentre EDF metterà a disposizione la tecnologia e l’esperienza maturata in Francia, dove il nucleare rappresenta ancora oggi la fonte primaria di produzione elettrica.
Cosa sono gli SMR e la tecnologia Nuward
Gli SMR sono reattori di piccola taglia, pensati per essere più semplici da costruire e gestire rispetto ai grandi impianti tradizionali. Nuward, il progetto sviluppato da EDF con il supporto del governo francese, punta a reattori con una potenza compresa tra i 300 e i 400 megawatt, sufficiente ad alimentare centinaia di migliaia di abitazioni.
La caratteristica principale di questa tecnologia SMR è la modularità: i componenti vengono realizzati in fabbrica e poi assemblati sul sito finale, riducendo tempi e costi di costruzione rispetto ai reattori di grande scala. Questo aspetto rende gli SMR particolarmente adatti a paesi come l’Italia, che devono ricostruire da zero competenze e infrastrutture nel settore energetico nucleare.
Un reattore SMR produce circa un terzo dell’energia di una centrale nucleare classica, ma occupa uno spazio molto più ridotto e può essere installato anche vicino a poli industriali. I tempi di realizzazione stimati sono inferiori del 30-40% rispetto agli impianti tradizionali.
Il piano da 10 miliardi: investimenti e tempistiche

Il progetto europeo guidato da EDF prevede un investimento complessivo superiore ai 10 miliardi di euro, destinato alla costruzione di dieci mini-reattori distribuiti tra diversi paesi europei. L’Italia rientra tra i primi mercati individuati, insieme a Francia e ad altri stati membri interessati a diversificare il proprio mix energetico.
Le tempistiche parlano chiaro: entro il 2035 dovrebbe essere operativo il primo impianto sul territorio italiano, mentre gli altri reattori del piano europeo verranno completati nello stesso arco temporale. Si tratta di una scadenza ravvicinata per un settore che richiede solitamente iter autorizzativi lunghi, ma i promotori del progetto sostengono che la tecnologia SMR permetta di comprimere sensibilmente i tempi.
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Tecnologia | Nuward (SMR da 300-400 MW) |
| Investimento complessivo | Oltre 10 miliardi di euro |
| Reattori previsti in Europa | 10 unità |
| Scadenza primo impianto italiano | 2035 |
Il ruolo della filiera industriale italiana
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il coinvolgimento della filiera industriale italiana. Edison ha già avviato contatti con aziende meccaniche, ingegneristiche ed elettroniche del paese, con l’obiettivo di costruire una rete di fornitori capace di partecipare alla realizzazione dei componenti del reattore.
Non si tratta soltanto di importare tecnologia francese: l’ambizione dichiarata è quella di far crescere competenze locali, coinvolgendo università, centri di ricerca e player industriali già attivi nel settore energetico. Se il piano dovesse concretizzarsi, l’Italia potrebbe tornare protagonista in un comparto tecnologico che aveva abbandonato quasi quarant’anni fa.
Implicazioni per il ritorno del nucleare in Italia
Il progetto Edison-EDF si inserisce in un dibattito più ampio sul ritorno dell’energia nucleare in Italia, sostenuto negli ultimi anni da diverse forze politiche e da parte del mondo industriale. Rispetto ad altri paesi europei come Francia, Regno Unito e Polonia, che hanno già avviato programmi concreti sugli SMR, l’Italia parte con un certo ritardo ma può contare su un accordo industriale già definito con un partner esperto come EDF.
Restano da chiarire diversi nodi: il quadro normativo italiano, ancora privo di una legislazione specifica per gli impianti nucleari di nuova generazione, e la scelta del sito dove costruire il primo reattore. Questi due elementi determineranno se la scadenza del 2035 resterà un obiettivo realistico o se, come spesso accade in progetti energetici di questa portata, i tempi finiranno per allungarsi.





