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Smartphone più cari: come l’intelligenza artificiale fa lievitare i prezzi

Mano regge smartphone premium accanto cartellino prezzo elevato

Il prossimo smartphone che comprerete costerà di più. Non per un capriccio dei produttori, ma perché dentro ogni dispositivo, anche quello più economico, si nasconde una corsa tecnologica che ha un prezzo salatissimo: l’intelligenza artificiale.

La risposta diretta è questa: i prezzi degli smartphone stanno salendo perché le memorie RAM e lo storage necessari per far girare funzioni di IA sono diventati un costo enorme per i produttori. Le fabbriche di chip stanno dirottando la produzione verso i data center che alimentano i modelli di intelligenza artificiale, come conferma la corsa ai chip Nvidia di xAI, lasciando meno componenti disponibili per i dispositivi di consumo. Il risultato è che il costo delle memorie è arrivato a rappresentare quasi la metà del prezzo totale di alcuni modelli economici.

Perché l’intelligenza artificiale fa aumentare i prezzi degli smartphone

Fino a poco tempo fa i chip di memoria erano un componente come tanti altri, prodotto in grandi quantità e a costi relativamente stabili. Poi sono arrivati i data center dedicati all’IA generativa, che divorano quantità enormi di RAM ad alte prestazioni. I produttori di memorie hanno spostato le proprie linee produttive verso questi clienti industriali, molto più remunerativi rispetto al mercato consumer.

Questo spostamento ha creato una scarsità artificiale nel mercato degli smartphone. Meno offerta significa prezzi più alti, e i produttori di telefoni si trovano a pagare le memorie a cifre che fino a due anni fa sarebbero sembrate impensabili. Il fenomeno riguarda tutti i dispositivi, ma colpisce in modo sproporzionato la fascia bassa.

I componenti più costosi: memorie e processori

Memorie RAM e storage: il costo raddoppiato

Il dato più impressionante riguarda proprio la memoria. In alcuni segmenti di mercato il prezzo dei chip RAM e dello storage è praticamente raddoppiato nell’arco di pochi trimestri. Per uno smartphone entry-level, dove il margine di guadagno è già ridotto all’osso, questo aumento si traduce in un incremento diretto sul prezzo finale.

Le stime più recenti parlano di componenti di memoria che ormai pesano fino al 40-45% del costo complessivo di produzione di alcuni modelli economici. Prima di questa impennata, l’incidenza si aggirava intorno al 20%. È un cambiamento strutturale, non un rincaro temporaneo legato a un singolo trimestre.

Processori e chip dedicati all’AI

Accanto alla memoria, anche i processori stanno cambiando pelle. I nuovi chip integrano unità dedicate al calcolo neurale, le cosiddette NPU, capaci di far girare funzioni di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo senza appoggiarsi al cloud. Progettare e produrre questi chip costa più che raddoppiando la complessità rispetto ai processori tradizionali.

I produttori devono anche investire per adeguarsi agli standard richiesti dai sistemi operativi più recenti, che pretendono capacità di memoria e potenza di calcolo crescenti per gestire assistenti vocali evoluti, fotocamere computazionali e traduzione in tempo reale.

L’impatto maggiore sui telefoni economici

Telefono economico con chip memoria integrati

Il paradosso è evidente: i telefoni che dovrebbero restare accessibili sono quelli che stanno subendo l’aumento più duro. Su uno smartphone da 200 o 300 euro, il costo dei componenti di memoria incide molto di più in termini percentuali rispetto a un top di gamma da 1200 euro, dove il margine assorbe più facilmente gli shock.

Per i produttori Android che puntano sulla fascia bassa, la scelta è tra alzare i prezzi o ridurre le specifiche tecniche, tagliando magari sulla quantità di RAM o sulla capacità di memoria interna. Nessuna delle due opzioni piace ai consumatori, ma la prima sembra ormai la strada più battuta.

Quanto pesa la memoria sul prezzo finale
Su alcuni modelli entry-level, i chip di memoria arrivano oggi a rappresentare fino al 45% del costo dei componenti, contro il 20% circa registrato prima dell’impennata legata all’IA.

Le previsioni per il 2026: aumenti fino al 27%

Gli analisti del mercato smartphone non sono ottimisti sul breve periodo. Le proiezioni per il 2026 indicano aumenti di prezzo che, in alcuni segmenti, potrebbero arrivare fino al 27,6%. Non si tratta di una stima isolata: diverse fonti del settore convergono su un incremento a doppia cifra per la fascia media e bassa del mercato.

Questo scenario si intreccia con un possibile calo dei volumi di vendita. Se i prezzi salgono troppo velocemente, una parte dei consumatori potrebbe rimandare l’acquisto o orientarsi verso dispositivi usati e ricondizionati, mettendo sotto pressione l’intero mercato smartphone proprio mentre i produttori cercano di recuperare i margini persi.

Torneremo mai ai prezzi precedenti?

La domanda che si pongono in molti, un po’ come nei parallelismi tra bolla AI e crisi del 2006, è se questa situazione sia temporanea o strutturale. Gli esperti del settore sono divisi. Da un lato, la domanda di memorie per i data center IA non sembra destinata a rallentare nei prossimi anni, quindi la pressione sui prezzi potrebbe restare alta ancora a lungo. Dall’altro, nuovi impianti produttivi in costruzione in Asia potrebbero aumentare l’offerta e allentare la tensione già a partire dalla seconda metà del decennio.

Nel frattempo, i produttori stanno cercando strategie alternative: ottimizzare il software per richiedere meno RAM, spostare alcune funzioni IA sul cloud invece che sul dispositivo, oppure offrire varianti con memoria ridotta a prezzi più contenuti. Nessuna di queste soluzioni sembra però in grado di riportare i prezzi ai livelli di qualche anno fa nel breve termine. Chi ha in programma di cambiare telefono farebbe bene a considerare che aspettare potrebbe non convenire, visto che la traiettoria dei prezzi per ora sembra andare in una sola direzione.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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