Il risparmio gestito in Italia ha appena toccato un nuovo record storico. Il patrimonio complessivo è salito a 2.722 miliardi di euro, trainato da una raccolta netta positiva che nel secondo trimestre 2026 ha sfiorato gli 11 miliardi. Un segnale che gli italiani stanno tornando a fidarsi dei fondi comuni, delle gestioni patrimoniali e degli strumenti azionari dopo mesi di incertezza.
I numeri arrivano dalla Mappa Trimestrale di Assogestioni, la fotografia più aggiornata sul mercato finanziario del risparmio gestito nazionale. Il dato del patrimonio a 2.722 miliardi rappresenta il livello più alto mai registrato, superando i precedenti massimi storici e confermando un trend di crescita che dura ormai da diversi trimestri consecutivi.
Patrimonio record a 2.722 miliardi: i numeri del risparmio gestito
Il patrimonio gestito dal comparto italiano ha chiuso il primo semestre 2026 con un valore complessivo di 2.722 miliardi di euro. Si tratta di un incremento significativo rispetto ai trimestri precedenti, spinto sia dall’effetto mercato (la performance positiva dei portafogli) sia dai nuovi flussi netti in ingresso da parte dei risparmiatori.
Questo risultato conferma una tendenza che va avanti da tempo: il risparmio italiano, tradizionalmente orientato verso la liquidità e i conti deposito, si sta spostando in modo più deciso verso strumenti di investimento gestiti professionalmente. Le gestioni patrimoniali e i fondi comuni restano i pilastri di questa crescita, ma non sono gli unici protagonisti.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Patrimonio totale gestito | 2.722 miliardi di euro |
| Raccolta netta II trimestre 2026 | circa 11 miliardi di euro |
| Periodo di riferimento | Primo semestre 2026 |
| Fonte | Assogestioni, Mappa Trimestrale |
Raccolta in crescita: +11 miliardi nel secondo trimestre
La raccolta netta del secondo trimestre 2026 si è attestata intorno agli 11 miliardi di euro, un risultato che conferma l’inversione di tendenza già osservata nei mesi precedenti. Dopo un periodo caratterizzato da deflussi e prudenza da parte degli investitori, il risparmio gestito ha ripreso ad attrarre nuova liquidità in modo consistente.
Questo flusso positivo non è distribuito in modo uniforme su tutte le categorie di prodotto. Alcune tipologie di fondi hanno beneficiato di afflussi particolarmente robusti, mentre altre restano in una fase più stazionaria. Nel complesso, però, il segno resta ampiamente positivo, e questo pesa in modo determinante sulla crescita complessiva del patrimonio.
La raccolta netta trimestrale è l’indicatore più immediato per capire se i risparmiatori stanno investendo o disinvestendo. Un valore così alto in un solo trimestre segnala un cambio di clima psicologico, oltre che finanziario, verso il risparmio gestito.
Quali strumenti trainano la crescita: ETF, azionario e obbligazionario

Guardando alla composizione dei flussi, gli ETF continuano a rappresentare uno dei canali preferiti dai nuovi investitori, grazie ai costi contenuti e alla facilità di accesso ai mercati internazionali. Il comparto azionario ha beneficiato di un ritorno di interesse legato alle performance positive dei principali indici, anche se secondo l’analisi sul rischio bolla sugli utili dell’S&P 500 non mancano le cautele, mentre l’obbligazionario resta apprezzato da chi cerca rendimenti più stabili in un contesto di tassi ancora significativi.
Le gestioni patrimoniali, dal canto loro, continuano a intercettare una parte importante del risparmio italiano, soprattutto tra i clienti che preferiscono affidare le proprie scelte di investimento a un professionista piuttosto che gestire direttamente il portafoglio. Questa combinazione di strumenti, tra prodotti passivi come gli ETF e soluzioni più tradizionali come i fondi comuni, spiega buona parte della crescita registrata nel primo semestre 2026.
Perché gli italiani tornano a investire: contesto e prospettive
Diversi fattori spiegano questo ritorno di fiducia verso il risparmio gestito. Da un lato, il rendimento offerto dai conti deposito e dalla liquidità si è progressivamente ridotto, spingendo i risparmiatori a cercare alternative più redditizie. Dall’altro, la stabilità relativa dei mercati finanziari negli ultimi mesi ha reso meno rischioso, almeno percettivamente, l’ingresso in strumenti azionari e in fondi diversificati (per approfondire l’effetto dei tassi su BTP, dollaro e oro nei portafogli italiani).
Va anche considerato l’effetto educativo maturato negli ultimi anni: sempre più risparmiatori italiani conoscono meglio il funzionamento dei fondi comuni e degli ETF, e questo si traduce in decisioni di investimento più consapevoli. Se questo trend dovesse proseguire nei prossimi trimestri, non è escluso che il patrimonio gestito possa superare ulteriormente il record attuale, consolidando una fase di crescita strutturale per il settore.
Resta da capire quanto questa tendenza sarà influenzata dall’evoluzione dei tassi di interesse, come già visto quando la Fed ha portato i tassi al 4% facendo perdere 600 punti al Dow Jones, e dal quadro macroeconomico generale. Per ora, però, i dati parlano chiaro: il risparmio gestito italiano vive una fase di espansione che non si vedeva da tempo, con un patrimonio a 2.722 miliardi che rappresenta un punto di riferimento importante per l’intero settore finanziario nazionale.





