C’è una frase che Moreno Zani ripete quando gli si chiede il segreto di un film che funziona: al cinema vincono le storie autentiche e chi sa raccontarle. Non è uno slogan da presentazione stampa, è il criterio con cui il produttore sceglie i progetti da portare avanti con Tenderstories, la sua realtà di produzione cinematografica diventata negli ultimi anni un punto di riferimento per chi crede ancora nel cinema d’autore italiano.
La risposta alla domanda che molti si pongono, ovvero cosa distingue davvero il metodo di Zani dagli altri produttori, sta proprio in questo: la scelta sistematica di storie che nascono da un vissuto reale, da un’identità collettiva riconoscibile, invece che da formule pensate a tavolino per replicare un successo altrui. È una posizione precisa nel panorama del cinema italiano, dove spesso si insegue il modello dei grandi studios senza avere le stesse risorse, finendo per perdere quello che invece potrebbe essere un vantaggio competitivo: raccontare storie vere, radicate, riconoscibili.
Chi è Moreno Zani, il produttore dietro Tenderstories
Prima di arrivare al cinema, Moreno Zani ha costruito la sua carriera nel mondo finanziario, un percorso che può sembrare distante dalla produzione cinematografica ma che in realtà gli ha dato uno sguardo diverso su come si costruisce un progetto culturale sostenibile nel tempo. Con Tenderstories ha portato quella disciplina in un settore che vive spesso di intuizioni estemporanee, senza però perdere la sensibilità necessaria a riconoscere una buona sceneggiatura da una che non lo è.
Il suo ruolo di produttore non si limita a trovare i fondi: Zani segue i progetti dalla scrittura fino alla distribuzione, con un’attenzione particolare alla coerenza tra la storia raccontata e il modo in cui viene portata sullo schermo. È un approccio che negli anni gli ha permesso di costruire una rete di collaborazioni con autori e artisti di peso nel cinema italiano.
La filosofia di Tenderstories: puntare sulle storie autentiche
Tenderstories nasce da un’idea semplice da enunciare ma difficile da mettere in pratica: produrre film e serie che raccontino l’identità collettiva italiana senza filtri edulcorati. Il nome stesso, storie delicate, racchiude questa intenzione: trattare con cura i vissuti reali delle persone, senza trasformarli in prodotti standardizzati pensati solo per il box-office.
Questa filosofia si è tradotta in progetti che hanno toccato figure e mondi molto diversi tra loro, dalla musica al cinema, sempre con lo stesso filo conduttore: la narrazione come strumento di responsabilità del cinema verso chi guarda. Zani ha spesso sottolineato come il pubblico riconosca l’autenticità quasi istintivamente, anche quando non sa spiegare perché una storia lo abbia colpito più di un’altra.
«Al cinema vincono le storie vere»: la visione di Zani

Nel confronto tra cinema di intrattenimento puro e cinema d’autore, Moreno Zani ha una posizione chiara: il successo duraturo non si costruisce copiando formule collaudate altrove, ma investendo nella qualità della narrazione e nell’autenticità del materiale di partenza. Per lui il rischio maggiore per il cinema italiano non è la mancanza di budget, ma la tentazione di rincorrere modelli che non appartengono alla propria tradizione narrativa.
Lo storytelling, secondo questa visione, funziona quando nasce da un bisogno reale di raccontare qualcosa, non da un’analisi di mercato. È una scommessa che comporta rischi economici evidenti, ma che nel tempo ha premiato Tenderstories con film capaci di arrivare nei festival internazionali più prestigiosi mantenendo comunque una loro identità precisa.
La differenza tra effetto speciale e verità narrativa
Un film può avere un budget enorme e non funzionare, mentre una storia raccontata con pochi mezzi ma con verità emotiva può conquistare pubblico e critica. È questo il punto centrale della filosofia produttiva di Zani: la fedeltà al vissuto reale conta più della spettacolarità.
I successi di Tenderstories: Padrenostro, Guadagnino e altre collaborazioni
Tra i progetti che hanno consolidato la reputazione di Tenderstories c’è Padrenostro, film presentato al Festival di Venezia che ha portato Pierfrancesco Favino a vincere la Coppa Volpi come miglior attore. Un risultato che ha confermato la tenuta del metodo Zani: puntare su una storia intima, radicata in un episodio reale della storia italiana, piuttosto che su un soggetto pensato per compiacere il mercato internazionale.
Le collaborazioni della società non si fermano al cinema in senso stretto. Il nome di Luca Guadagnino è comparso tra i progetti legati all’universo Tenderstories, così come iniziative dedicate a figure fondamentali della musica italiana come Ornella Vanoni e Lucio Dalla, raccontate attraverso format che uniscono documentario e narrazione biografica. Sono scelte che raccontano la stessa logica applicata a linguaggi diversi: trovare la verità dietro un personaggio pubblico, non semplicemente celebrarlo.
Anche progetti più recenti, come le produzioni che raccontano storie di eroismo quotidiano lontane dai riflettori, confermano questa linea. Il cinema d’autore italiano, secondo Zani, ha ancora uno spazio importante da occupare proprio perché il pubblico continua a cercare film che parlino di identità collettiva reale, non di formule replicate all’infinito.
La scommessa di Tenderstories resta la stessa da anni: costruire una produzione cinematografica capace di stare sul mercato senza rinunciare all’autenticità del racconto. Un equilibrio difficile, ma che finora ha dato ragione a chi lo ha proposto.





