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Perché l’Italia è il settimo Paese europeo per accise sui carburanti

Stazioni benzina europee ordinate con cartelli prezzi e numerazione

Ogni volta che fate benzina, più della metà di quello che pagate finisce allo Stato. Non è una sensazione: è un dato preciso, appena confermato dalla rilevazione della Commissione Europea del 31 agosto 2026. E la posizione dell’Italia in questa classifica ha una risposta netta.

L’Italia si piazza al settimo posto in Europa per accise sui carburanti. Non prima, non ultima: una via di mezzo che pesa comunque parecchio sul prezzo finale alla pompa, soprattutto se guardiamo al diesel, dove la posizione italiana cambia radicalmente rispetto alla benzina.

La posizione dell’Italia: settimo posto per accise sui carburanti

Partiamo dal numero che interessa di più: per quanto riguarda la benzina, l’Italia occupa la settima posizione nella classifica europea delle accise, con un valore che si attesta sopra la media europea ma lontano dai livelli record di Paesi come Paesi Bassi o Finlandia. La differenza tra Stati membri può arrivare a superare i 30 centesimi al litro solo di tassazione, un divario che si traduce in decine di euro a pieno serbatoio.

Il discorso cambia sensibilmente sul gasolio. Qui l’Italia risale posizioni, arrivando addirittura a contendersi i primi posti per accisa sul diesel, un dato che sorprende molti automobilisti abituati a pensare al gasolio come al carburante “conveniente”. La tassazione italiana sul diesel resta tra le più alte in Europa, riducendo di fatto il vantaggio che in altri Paesi esiste ancora tra benzina e gasolio.

La classifica completa europea delle accise sui carburanti

La fotografia scattata dalla Commissione Europea a fine agosto 2026 mette in fila tutti gli Stati membri dell’Unione Europea secondo il peso dell’accisa sul prezzo al consumo. Non sorprende trovare ai vertici i Paesi del Nord Europa, storicamente più aggressivi sulla leva fiscale dei carburanti, seguiti da un gruppo di Paesi mediterranei ed est-europei con politiche più eterogenee.

Benzina: i 10 Paesi con le tasse più alte

Nella classifica per la benzina, i Paesi Bassi guidano stabilmente il gruppo di testa, seguiti da Finlandia, Danimarca e Grecia. L’Italia, come detto, si inserisce al settimo posto, davanti a Germania, Francia e alla maggior parte dei Paesi dell’Est. Ecco l’ordine indicativo dei primi dieci Stati per accisa sulla benzina secondo la rilevazione più recente:

PosizionePaeseNote
1Paesi BassiAccisa più alta d’Europa
2FinlandiaTassazione elevata stabile
3DanimarcaAliquote tra le più rigide
4GreciaFiscalità pesante sui carburanti
5PortogalloSopra la media UE
6IrlandaAumenti progressivi recenti
7ItaliaSettimo posto in Europa
8BelgioIn linea con l’Italia
9GermaniaLeggermente inferiore
10FranciaChiude la top ten

Diesel: le differenze nel panorama europeo

Sul gasolio la classifica si ribalta parzialmente. Diversi Paesi che tassano poco la benzina applicano invece aliquote molto elevate sul diesel, come parte delle politiche ambientali europee volte a disincentivare i motori diesel. L’Italia rientra proprio in questo gruppo: l’accisa sul gasolio è tra le più alte del continente, con un divario rispetto alla benzina molto più stretto rispetto a Paesi come Lussemburgo o Polonia, dove il diesel resta significativamente più economico grazie a una tassazione più leggera.

Come si compone il prezzo dei carburanti in Italia

Totem distributore illuminato mostra cifre importi e tasse

Al distributore, il prezzo che leggete sul totem non è altro che la somma di tre componenti distinte. C’è il prezzo industriale netto, cioè il costo reale del prodotto raffinato più il margine di distribuzione. Poi c’è l’accisa, un’imposta fissa per litro che non cambia in base al prezzo del petrolio. Infine c’è l’IVA, calcolata al 22% sull’intero importo, accisa compresa: una tassa che si applica quindi anche sopra un’altra tassa.

Il risultato è che, in Italia, tra accisa e IVA, l’incidenza delle tasse sul prezzo finale del carburante supera spesso il 55%. Basta guardare i prezzi record di benzina e diesel nella provincia di Bolzano per capirlo: su un litro di benzina venduto a 1,80 euro, più di un euro finisce nelle casse dello Stato tra imposte dirette e indirette. Questo meccanismo spiega perché, anche quando il prezzo del petrolio scende sotto i 100 dollari al barile sui mercati internazionali, il prezzo alla pompa in Italia tende a scendere meno che altrove (la componente fissa dell’accisa resta invariata).

Quanto pesa davvero l’accisa su un pieno

Per un’utilitaria con serbatoio da 45 litri, l’accisa italiana sulla benzina da sola vale circa 27 euro a pieno, prima ancora di contare l’IVA. Aggiungendo l’imposta sul valore aggiunto, la quota fiscale complessiva su un pieno medio supera facilmente i 40 euro.

Cosa sono le accise e come funzionano

L’accisa è un’imposta indiretta che colpisce la produzione o il consumo di determinati beni, tra cui i carburanti. A differenza dell’IVA, che è proporzionale al prezzo, l’accisa è un importo fisso per unità di misura, in questo caso per litro. Significa che resta identica sia che il petrolio costi molto sia che costi poco, rendendo il peso fiscale relativamente più alto quando i prezzi di mercato sono bassi.

In Italia le accise su benzina e gasolio hanno una storia particolare, fatta di aumenti “temporanei” introdotti per finanziare eventi o emergenze e mai più rimossi del tutto: dal disastro di Vermicino ai terremoti, fino alla missione in Libano. Nel tempo questi incrementi si sono sedimentati nell’aliquota attuale, rendendo la tassazione italiana strutturalmente più alta della media europea.

Le misure europee: sconti e aliquote mobili

Pompe benzina con prezzi fluttuanti su display digitale

Diversi Stati membri hanno sperimentato meccanismi per attenuare l’impatto delle accise quando i prezzi del greggio salgono. L’aliquota mobile, discussa anche in Italia, prevede una riduzione automatica dell’accisa quando il prezzo del petrolio supera una certa soglia, e un ritorno ai livelli standard quando il prezzo scende. L’idea è quella di proteggere i consumatori nei periodi di crisi energetica senza rinunciare del tutto al gettito fiscale.

Alcuni Paesi europei hanno introdotto sconti diretti sulle accise durante le fasi più acute della crisi energetica, tagliando temporaneamente l’imposta di alcuni centesimi al litro. L’Italia ha fatto ricorso a questo strumento in più occasioni negli ultimi anni, con riduzioni che hanno alleggerito il prezzo al consumo per alcuni mesi, salvo poi tornare ai livelli precedenti una volta rientrata l’emergenza sui mercati internazionali dell’energia.

Guardando all’insieme dei ventisette Stati membri, la media europea delle accise resta comunque inferiore a quella italiana, confermando che il nostro Paese si colloca stabilmente nella parte alta della classifica continentale, sia per benzina sia, in misura ancora più marcata, per il gasolio.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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