Se pensavate che l’Italia fosse tra le nazioni più tranquille del pianeta, la nuova classifica 2026 dei Paesi più sicuri vi farà cambiare idea. Il Paese scivola indietro, mentre in cima alla graduatoria restano sempre gli stessi nomi: Islanda, Nuova Zelanda, Irlanda. Ecco cosa dicono davvero i numeri.
La graduatoria, basata sull’indice di pace globale (Global Peace Index) e su altri parametri legati a criminalità, conflitti e stabilità sociale, posiziona l’Italia al 35° posto su 163 nazioni analizzate. Un dato che segna un calo rispetto all’anno precedente, quando il Paese occupava una posizione leggermente più alta. Non è un crollo drammatico, ma il segnale di un trend che gli analisti osservano con attenzione.
Il classamento 2026: i 50 Paesi più sicuri al mondo
Il podio del 2026 conferma l’Islanda come territorio più sicuro del pianeta, posizione che detiene ormai da anni consecutivi. Alle sue spalle si piazzano Nuova Zelanda, Irlanda e Austria, mentre Singapore e Giappone confermano la solidità dell’area Asia-Pacifico in termini di sicurezza percepita e reale.
Ecco la top 10 completa della classifica 2026:
| Posizione | Paese |
|---|---|
| 1 | Islanda |
| 2 | Nuova Zelanda |
| 3 | Irlanda |
| 4 | Austria |
| 5 | Singapore |
| 6 | Portogallo |
| 7 | Danimarca |
| 8 | Slovenia |
| 9 | Giappone |
| 10 | Svizzera |
Fuori dalla top 10 ma sempre nella parte alta della classifica troviamo Canada, Finlandia, Norvegia e Malta, mentre l’Italia si colloca decisamente più indietro nella graduatoria dei 50 Paesi più sicuri al mondo.
La posizione dell’Italia nel 2026 e il calo rispetto al 2025
Il dato che più interessa i lettori italiani è proprio la posizione dell’Italia: 35° posto, con un peggioramento di alcune posizioni rispetto alla rilevazione precedente. Le ragioni del calo vanno cercate in diversi fattori: un lieve aumento della percezione di insicurezza urbana, tensioni sociali legate al costo della vita e alcuni indicatori legati alla criminalità organizzata che pesano nel calcolo complessivo dell’indice.
Va detto che restare al 35° posto su 163 Paesi analizzati significa comunque collocarsi nella metà superiore della classifica mondiale. L’Italia non rientra tra le prime dieci nazioni più sicure, ma resta lontana anche dalle posizioni più critiche occupate da Paesi in conflitto o con forte instabilità interna.
Il numero che spiega il calo: secondo gli analisti, la discesa dell’Italia nella classifica è legata soprattutto a un incremento della conflittualità sociale interna e a un lieve aumento dei reati contro la proprietà nelle grandi città, più che a episodi di violenza diffusa.
I Paesi del podio: Islanda, Nuova Zelanda e altri leader

L’Islanda mantiene il primato grazie a una combinazione quasi unica: assenza di forze armate stabili, bassissimi tassi di criminalità e una coesione sociale che pochi altri Paesi riescono a eguagliare. La Nuova Zelanda, seconda in classifica, beneficia di un isolamento geografico che la protegge da molte tensioni internazionali, oltre a politiche sociali particolarmente efficaci.
L’Irlanda completa il podio confermando un trend positivo che dura da diversi anni, sostenuto da bassa criminalità violenta e da una gestione stabile delle relazioni interne, nonostante la vicinanza geografica e storica con contesti più complessi. Sono proprio questi tre Paesi a rappresentare il modello di riferimento per chiunque voglia capire cosa renda un territorio davvero sicuro per viaggiare o vivere.
Metodologia della classifica: come vengono valutati i Paesi
La classifica si basa principalmente sui dati del Global Peace Index, uno strumento che analizza oltre venti indicatori suddivisi in tre macroaree: il livello di sicurezza e conflitto interno, il grado di militarizzazione e il coinvolgimento in conflitti internazionali o regionali. A questi parametri si aggiungono spesso dati su criminalità percepita, stabilità politica e qualità delle istituzioni.
Questa metodologia spiega perché Paesi con eserciti ridotti o assenti, come l’Islanda, tendano a posizionarsi meglio rispetto a nazioni con apparati militari più consistenti ma comunque stabili, come può accadere per l’Italia. Non si tratta quindi solo di percezione soggettiva di sicurezza, ma di un mix di dati oggettivi raccolti da fonti indipendenti e istituti di ricerca internazionali.
Destinazioni europee e asiatiche nella top 10
L’Europa domina ancora la parte alta della classifica, con sei Paesi presenti tra i primi dieci: Irlanda, Austria, Portogallo, Danimarca, Slovenia e Svizzera. Un dato che conferma come il continente, nonostante le tensioni geopolitiche recenti ai suoi confini orientali, resti percepito come una delle aree più stabili al mondo per chi vuole viaggiare o trasferirsi.
L’area Asia-Pacifico si difende bene grazie a Singapore e Giappone, entrambi presenti nella top 10 e apprezzati per bassissimi tassi di criminalità violenta e forte controllo sociale. Questi due Paesi rappresentano spesso un punto di riferimento anche per chi valuta destinazioni sicure fuori dal contesto europeo, sia per turismo che per lavoro all’estero.
Guardando l’insieme della classifica 2026, il quadro che emerge è quello di un mondo diviso tra un blocco di Paesi piccoli e coesi che occupano stabilmente le prime posizioni, e nazioni più grandi e complesse, come l’Italia, che restano sicure ma faticano a scalare i vertici della graduatoria a causa di dinamiche interne difficili da correggere in pochi anni (nonostante gli hotel italiani nella classifica mondiale delle strutture migliori continuino a brillare).





