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Scrip dividend: come funziona e cosa conviene davvero agli azionisti

Investitore esamina grafici finanziari e certificati azionari su scrivania

Ricevere un dividendo dovrebbe essere semplice: l’azienda guadagna, distribuisce parte degli utili, l’azionista incassa. Ma con lo scrip dividend le cose si complicano un po’, perché al posto dei contanti arrivano azioni nuove, e la scelta tra le due opzioni non è mai neutra.

Lo scrip dividend è un meccanismo con cui una società, invece di pagare il dividendo in denaro, offre ai propri azionisti la possibilità di ricevere azioni gratuite di nuova emissione, in alternativa o in aggiunta al contante. In pratica l’azionista può scegliere: incassare cash, ricevere titoli aggiuntivi, oppure optare per una combinazione delle due cose, a seconda di come la società struttura l’operazione. Il rapporto tra dividendo e numero di azioni assegnate viene calcolato dividendo l’importo del dividendo per il prezzo medio del titolo in un certo periodo, e questo determina quante nuove azioni spettano a ogni azionista.

Cos’è lo scrip dividend e come funziona

Il meccanismo parte da una delibera assembleare che autorizza la distribuzione degli utili sotto forma di dividendo in azioni oppure dividendo in contanti. Chi detiene i titoli riceve una comunicazione con le tempistiche dell’operazione: l’ex-dividend date, cioè il giorno da cui il titolo tratta senza il diritto al dividendo, la record date, ovvero la data in cui viene fotografata la compagine azionaria per stabilire chi ha diritto alla distribuzione, e infine la payment date, il giorno effettivo in cui avviene il pagamento o l’assegnazione delle nuove azioni.

Nel mezzo, l’azionista ha una finestra temporale per esprimere la propria scelta tramite la banca o l’intermediario finanziario. Se non comunica nulla, spesso scatta un’opzione di default stabilita dalla società, che in molti casi coincide con il dividendo in azioni. Questo dettaglio va sempre verificato, perché non tutti gli intermediari gestiscono la procedura allo stesso modo.

Il caso Unicredit

Unicredit ha utilizzato più volte lo scrip dividend per rafforzare il proprio patrimonio senza intaccare la liquidità disponibile per altri investimenti. Il rapporto di assegnazione viene comunicato con precisione: ad esempio, un certo numero di azioni esistenti dà diritto a una nuova azione gratuita, calcolata sulla base della media dei prezzi di borsa nei giorni precedenti l’operazione.

Dividendo in azioni vs dividendo in contanti: le differenze

La differenza sostanziale riguarda cosa arriva davvero nel portafoglio. Con i dividendi cash, l’azionista incassa una somma immediata, spendibile o reinvestibile come preferisce. Con il dividendo in azioni, invece, non c’è alcun ingresso di liquidità: il valore economico si trasforma in nuovi titoli, che aumentano la quota posseduta ma non generano cassa disponibile.

C’è poi un effetto collaterale che riguarda tutti gli azionisti, anche quelli che scelgono il contante: la diluizione. Ogni nuova azione emessa per pagare il dividendo aumenta il numero totale di titoli in circolazione, e questo riduce leggermente la quota percentuale di capitale detenuta da ciascun investitore, oltre a incidere sugli utili per azione futuri. Sul piano della capitalizzazione complessiva, l’operazione è spesso neutra per la società, ma per il singolo azionista il peso relativo della propria partecipazione cambia.

Aspetto Dividendo in contanti Scrip dividend (azioni)
Liquidità immediata Sì No
Effetto sulla quota posseduta Invariata Aumenta (con diluizione per gli altri)
Costi di transazione Nessuno Generalmente nessuno
Impatto sulla società Riduce la cassa Preserva la liquidità aziendale

Vantaggi e svantaggi dello scrip dividend per l’azionista

Grafico crescente con monete e certificati azionari sovapposti

Vantaggi dello scrip dividend

Per chi ha un orizzonte di investimento lungo e non ha bisogno di liquidità immediata, ricevere azioni gratuite significa aumentare la propria posizione senza commissioni di acquisto e senza dover reinvestire manualmente il dividendo incassato in cash. È una forma di reinvestimento automatico, utile a chi punta sulla crescita del capitale nel tempo piuttosto che su un rendimento immediato disponibile in conto corrente.

Svantaggi e rischi

Il rovescio della medaglia è la diluizione, che riduce il peso percentuale di ogni azionista e può comprimere gli utili per azione futuri se la società continua a emettere nuovi titoli periodicamente. Chi ha bisogno di liquidità per spese correnti si trova comunque nella condizione di dover vendere le nuove azioni sul mercato, sostenendo eventuali costi di intermediazione e senza alcuna garanzia sul prezzo di vendita futuro. Va aggiunto che un uso ricorrente dello scrip dividend può segnalare tensioni di cassa all’interno della società, un aspetto che merita attenzione quando si valuta il titolo nel lungo periodo.

Aspetti fiscali: come vengono tassati i dividendi in azioni

Sul fronte della tassazione dividendi, in Italia il trattamento fiscale dello scrip dividend è generalmente assimilato a quello del dividendo in contanti: si applica la ritenuta fiscale del 26% sul valore nominale delle azioni assegnate, calcolato al momento dell’assegnazione. Questo significa che, pur non ricevendo denaro, l’azionista deve comunque fare i conti con un prelievo fiscale, che nella pratica viene spesso regolato tramite la vendita di una parte delle nuove azioni o tramite addebito diretto sul conto titoli.

Quando le azioni ricevute vengono successivamente vendute, entra in gioco anche il capital gain, tassato al 26% sulla differenza tra prezzo di vendita e valore fiscale riconosciuto alle azioni al momento dell’assegnazione. Chi pianifica una vendita a breve termine deve quindi considerare due livelli di tassazione: quello sul dividendo assegnato e quello sull’eventuale plusvalenza realizzata in un secondo momento.

Cosa conviene davvero: quando scegliere lo scrip dividend

Grafici finanziari e monete su scrivania di investitore

La scelta dipende in gran parte dagli obiettivi personali di investimento e dal payout ratio della società, cioè la quota di utili che viene effettivamente distribuita agli azionisti. Se l’azienda mantiene un payout ratio elevato e stabile, e l’investitore punta ad accumulare capitale nel tempo senza necessità di liquidità immediata, il dividendo in azioni può risultare vantaggioso, soprattutto in assenza di costi di transazione.

Chi invece cerca un rendimento periodico da utilizzare come reddito, o preferisce mantenere piena liquidità per altre opportunità di investimento, trova più coerente optare per il contante, evitando la diluizione della propria quota e la necessità di gestire successivamente la vendita delle nuove azioni. Vale anche la pena osservare l’andamento storico della società nell’uso dello scrip dividend: un ricorso occasionale, legato a piani di espansione specifici, ha un significato diverso rispetto a un utilizzo sistematico che potrebbe riflettere difficoltà nel generare cassa sufficiente a sostenere la distribuzione in contanti.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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