Meno tasse in busta paga e un bonus casa più generoso: sono questi i due fronti su cui il governo sta lavorando per la legge di bilancio. Per ora si parla di ipotesi e simulazioni, non di testi definitivi. Vale però la pena capire subito chi potrebbe guadagnarci, perché la partita si gioca soprattutto sul ceto medio e sulle famiglie.
Le principali misure della Manovra 2027 allo studio
La risposta rapida è questa: al centro della Manovra 2027 ci sono un nuovo taglio Irpef per i redditi medi e il ritorno dell’Ecobonus al 65% per la riqualificazione energetica delle case. Attorno a questi due pilastri ruotano altre ipotesi, tutte da verificare con i conti alla mano.
- riduzione delle aliquote Irpef o ampliamento degli scaglioni di reddito a favore del ceto medio;
- Ecobonus al 65% e rafforzamento dei bonus edilizi legati all’efficienza energetica;
- tredicesima detassata per i lavoratori dipendenti;
- flat tax e regime forfettario per le partite IVA;
- misure per la famiglia e la natalità, bollo auto e pensioni anticipate.
Nessuna di queste voci è certa al momento. Il perimetro finale dipenderà dalle risorse disponibili, e lo si capirà solo quando il testo arriverà in Parlamento.
Taglio dell’Irpef: come cambia la tassazione sul reddito
Per capire l’effetto di un nuovo taglio Irpef bisogna partire dalle aliquote in vigore. Oggi si paga il 23% fino a 28.000 euro, il 33% tra 28.000 e 50.000 euro e il 43% oltre quella soglia, soglie che non toccano i 9 milioni di lavoratori senza Irpef. Il governo ragiona soprattutto sul secondo scaglione, quello che racchiude la maggior parte dei lavoratori dipendenti con stipendi medi.
L’idea più discussa è ridurre ancora l’aliquota intermedia, oppure allargare la fascia in cui si applica. Un’alternativa è abbassare di un punto il primo scaglione, che varrebbe fino a 280 euro l’anno per chiunque superi i 28.000 euro di reddito. Sono due strade diverse per costo e platea, e la scelta dirà molto sulla vera natura della manovra.
Per rendere l’idea, ecco una simulazione ipotetica con un solo punto in meno sul secondo scaglione. Il calcolo è lordo e non tiene conto di detrazioni e bonus in busta paga.
| Reddito lordo | Quota nel secondo scaglione | Risparmio annuo ipotetico |
|---|---|---|
| 25.000 euro | 0 euro | 0 euro |
| 30.000 euro | 2.000 euro | 20 euro |
| 40.000 euro | 12.000 euro | 120 euro |
| 50.000 euro e oltre | 22.000 euro | 220 euro |
220 euro: il massimo con un solo punto in meno
Con un ritocco di un punto sul secondo scaglione, il vantaggio massimo è di 220 euro l’anno, e lo ottiene chi guadagna 50.000 euro o più. Per uno stipendio da 30.000 euro si scende a circa 20 euro. Per sentire davvero il taglio in busta paga servirebbe un intervento più ampio.
Ecobonus al 65%: nuove agevolazioni per la casa

Il secondo tema è la casa. Dal 2025 le detrazioni fiscali per l’Ecobonus sono scese al 50% per l’abitazione principale e al 36% per le altre abitazioni. Secondo la normativa vigente, salvo modifiche, per il 2027 è previsto un ulteriore calo, con aliquote al 36% e al 30%.
Riportare l’Ecobonus al 65% significherebbe invertire la rotta e dare un nuovo impulso alla riqualificazione energetica. Parliamo di interventi come caldaie a condensazione, pompe di calore, schermature solari e isolamento dell’involucro. Per chi ha già in programma lavori, la differenza tra il 36% e il 65% può pesare per migliaia di euro sull’intero intervento.
Resta da capire se l’aliquota piena varrebbe per tutti o solo per alcune categorie di lavori e di contribuenti. Il rischio concreto è che il 65% venga riservato a interventi specifici, come la sostituzione degli impianti più inquinanti. Per chi sta valutando un cantiere, conviene non firmare nulla in fretta finché il testo non sarà pubblico.
Le altre misure: tredicesima, flat tax, famiglia e bollo auto
La tredicesima detassata è una delle ipotesi più popolari, perché agirebbe subito sulle buste paga dei lavoratori dipendenti a dicembre. L’obiettivo sarebbe tassarla con un’imposta sostitutiva più leggera dell’Irpef ordinaria, ma anche qui pesano le coperture finanziarie, perché la platea è molto ampia.
Per le partite IVA il dossier riguarda la flat tax. Oggi il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva del 15% (5% per le nuove attività) fino a 85.000 euro di ricavi. Tra le ipotesi circolate c’è un’estensione del beneficio, ma la strada è stretta: ogni ritocco alla soglia o all’aliquota costa molto e crea disparità con il lavoro dipendente.
Sul fronte famiglia e natalità si ragiona su sostegni più mirati per chi ha figli, come quelli che passano già dal assegno unico di ottobre, mentre tra le voci minori compaiono il bollo auto e le pensioni anticipate. Su queste ultime si discute di come tenere insieme flessibilità in uscita e tenuta dei conti pubblici. Nulla, per ora, è stato messo nero su bianco.
Coperture finanziarie e tempi di approvazione

Il vero nodo è quello dei conti pubblici. Un taglio dell’Irpef, la tredicesima detassata e un Ecobonus più ricco hanno costi molto alti, e il governo deve trovare le coperture senza forzare lo scostamento di bilancio. È per questo che molte misure potrebbero arrivare ridimensionate, spalmate nel tempo o limitate a una fascia di reddito.
Il calendario è abbastanza definito. Il disegno di legge di bilancio va presentato alle Camere entro il 20 ottobre, poi parte l’esame parlamentare con emendamenti e modifiche. L’approvazione definitiva deve arrivare entro il 31 dicembre, per evitare l’esercizio provvisorio.
Fino ad allora conviene leggere ogni anticipazione con cautela. Per il lavoratore dipendente medio l’effetto del taglio Irpef potrebbe essere contenuto, mentre per le famiglie che hanno lavori in programma l’Ecobonus al 65% potrebbe valere molto di più. Per le partite IVA, infine, tutto dipenderà da cosa accadrà alla flat tax. Il quadro si chiarirà solo con il testo ufficiale, e quel momento è ormai vicino.





