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Trattamento di fine mandato (TFM): cos’è, come funziona e come viene tassato

Mano firma assegno sul tavolo scrivania ufficio

Fate l’amministratore di una società da anni e nessuno vi ha mai parlato di una “liquidazione” alla fine del mandato? Il motivo è semplice: non c’è nulla di automatico. Il trattamento di fine mandato (TFM) esiste solo se qualcuno lo prevede prima, nero su bianco, e ha regole fiscali precise che possono fare la differenza tra un incasso ben tassato e una brutta sorpresa.

Cos’è il Trattamento di Fine Mandato (TFM)

Il TFM è una somma che la società riconosce all’amministratore quando cessa il suo incarico. Funziona come una specie di liquidazione, ma è diverso dal TFR: quest’ultimo spetta per legge ai lavoratori dipendenti, mentre l’amministratore non ha alcun diritto automatico. Il TFM nasce dallo statuto societario, da una delibera assembleare o da un contratto, e in assenza di uno di questi atti non è dovuto.

Riguarda gli amministratori di società di capitali (SRL e SPA), ma anche quelli di altre forme societarie quando l’incarico ha carattere di collaborazione coordinata e continuativa. Dal punto di vista fiscale, l’importo viene trattato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ma con un regime speciale, la tassazione separata, che vedremo tra poco.

Come funziona il TFM: calcolo e accantonamento

Calcolo dell’importo del TFM

La legge non fissa alcuna formula. L’importo si stabilisce liberamente nell’atto che istituisce il trattamento, di solito con una percentuale del compenso dell’amministratore o con una quota fissa per ogni anno di mandato. Molte società usano una percentuale vicina al 10-15% del compenso annuo, ma non è una regola: conta che il criterio sia chiaro fin dall’inizio.

Più che il criterio in sé, conta il risultato: la cifra finale deve essere ragionevole rispetto all’attività svolta e al compenso amministratore. Su questo punto torneremo parlando della congruità.

Un esempio a cifre tonde: 60.000 € di compenso, 5 anni di mandato

Supponiamo un compenso di 60.000 € l’anno e un TFM pari al 10%: la società accantona 6.000 € per ogni anno di mandato. Dopo cinque anni il fondo raggiunge 30.000 €. Se il reddito complessivo dell’amministratore nel biennio precedente è stato di circa 60.000 €, la tassazione separata usa l’aliquota corrispondente alla metà di quel reddito, cioè circa il 24% in base agli scaglioni IRPEF attuali. L’imposta sarebbe di circa 7.100 €, senza addizionali.

Valori indicativi: il calcolo reale dipende dalla situazione reddituale del singolo.

Modalità di accantonamento annuale

L’accantonamento consiste nel mettere da parte ogni anno la quota di TFM maturata. Contabilmente la società registra un costo e un debito verso l’amministratore, in modo che la somma sia disponibile alla cessazione del mandato. Sul piano fiscale, però, l’accantonamento in bilancio da solo non basta a generare una deduzione: il costo diventa deducibile solo quando la somma viene effettivamente pagata.

Per questo molte società affiancano all’accantonamento uno strumento che costituisce davvero la provvista, come una polizza o una forma di previdenza complementare.

Tassazione del TFM

Modulo fiscale con numeri reddito due anni

Tassazione separata per l’amministratore

Quando il TFM viene liquidato, l’amministratore non lo somma al reddito dell’anno. Si applica la tassazione separata, con un’aliquota calcolata in modo generale sulla metà del reddito complessivo netto del biennio precedente a quello in cui nasce il diritto all’incasso. Il vantaggio è evidente: una somma accumulata in molti anni non fa scattare gli scaglioni più alti dell’aliquota ordinaria.

Attenzione però, perché questo trattamento di favore è condizionato. Il diritto all’indennità deve risultare da un atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto. Se manca, la somma finisce nel reddito ordinario e la tassazione può diventare molto più pesante.

Deducibilità fiscale per l’azienda

Per la società il TFM è un costo deducibile, ma con il criterio di cassa: la deduzione spetta nell’esercizio in cui la somma viene corrisposta, non in quello in cui viene accantonata. Vale la regola generale dei compensi agli amministratori. A questo si aggiunge il tema della congruità, perché l’Agenzia delle Entrate può contestare la parte ritenuta eccessiva.

Requisiti per la deducibilità del TFM

Due condizioni pesano più delle altre: la data certa dell’atto e la ragionevolezza dell’importo. Se una delle due manca, le conseguenze cambiano sia per l’amministratore sia per la società, come mostra lo schema qui sotto.

Scenario Amministratore Società
1. Atto con data certa e importo congruo Tassazione separata Deducibile al momento del pagamento
2. Data certa, ma importo eccessivo Tassazione separata Eccedenza indeducibile
3. Nessuna data certa Tassazione ordinaria Deduzione a rischio di contestazione
4. Solo accantonamento in bilancio Nessuna imposta finché non incassa Nessuna deduzione fino al pagamento

Il requisito della data certa

La data certa è la prova che l’atto esisteva prima che il rapporto iniziasse. Non basta una firma con una data scritta a mano: serve un elemento che ne garantisca l’anteriorità, come la registrazione all’Agenzia delle Entrate, il verbale di una delibera assembleare inserito in un libro sociale vidimato, o una PEC. Chi arriva tardi a questo passaggio rischia di doverlo ripetere e, in molti casi, di non poter più recuperare il regime di favore.

L’operazione è quindi molto più semplice se si fa all’inizio del mandato: la delibera che nomina l’amministratore può già prevedere il TFM e stabilirne i criteri di calcolo.

Congruità dell’importo

Il TFM deve essere proporzionato al compenso, alla durata dell’incarico e alle dimensioni della società. Un importo fuori scala rispetto a questi parametri è il bersaglio classico dei controlli, soprattutto nelle piccole società dove l’amministratore coincide con il socio. Se l’Agenzia contesta la congruità, la parte eccedente viene considerata indeducibile per la società.

Un utile punto di riferimento è il confronto con il TFR di un dipendente: una quota annua di poco superiore a quella del lavoro subordinato di solito regge meglio di una cifra molto più alta.

Polizza assicurativa e altre soluzioni per il TFM

Accantonare una somma nel bilancio non significa averla davvero disponibile. Se nel frattempo la società incontra difficoltà di liquidità, l’amministratore rischia di non incassare quanto gli spetta. Per questo si ricorre spesso alla polizza assicurativa: la società versa un premio assicurativo annuo a una compagnia, che a fine mandato paga il capitale o una rendita all’amministratore.

Attenzione però al trattamento fiscale del premio: in linea generale, finché la società è la contraente e la beneficiaria della polizza, il premio non è deducibile subito. La deduzione arriva quando il capitale viene effettivamente trasferito all’amministratore. Conviene definire con il commercialista chi è contraente e chi è beneficiario prima di sottoscrivere.

Un’alternativa è la previdenza complementare, con un fondo pensione dedicato agli amministratori, oppure il semplice accantonamento in bilancio accompagnato da un vincolo sulla liquidità. Ogni strada ha costi e vantaggi diversi: la polizza offre una garanzia, il fondo pensione una tassazione agevolata sulla prestazione, l’accantonamento puro la massima flessibilità ma nessuna protezione.

Cosa controllare prima di istituire il TFM

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Prima di inserire il TFM nello statuto o in una delibera, vale la pena passare in rassegna pochi punti. L’atto deve avere data certa e precedere l’inizio del mandato, il criterio di calcolo deve essere chiaro e coerente con il compenso, e la fonte della provvista va decisa in anticipo. Scegliere uno strumento adatto fin dal primo anno costa molto meno che correggere il tiro dopo un accertamento.

Il TFM resta uno strumento vantaggioso per entrambe le parti, purché sia impostato bene: l’amministratore ottiene un incasso tassato in modo agevolato e la società può dedurre un costo reale. Il consiglio pratico è di far verificare l’impianto a un commercialista prima di deliberare, perché le regole cambiano in base alla forma societaria e alla situazione di ciascuno.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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