Immobiliare

Itelyum lancia Eco Trieste, nave ibrida per la raccolta dei rifiuti marittimi nell’Adriatico

Imbarcazione grigia con braccio meccanico solleva contenitori

Una nave che ripulisce le altre navi. Sembra un gioco di parole, ma è il compito di Eco Trieste, la nuova unità varata da Itelyum per il servizio di raccolta dei rifiuti in mare e in porto. La notizia interessa chi lavora nella logistica portuale, ma anche chi si chiede che fine facciano gli scarti prodotti da traghetti, cargo e petroliere che attraccano ogni giorno nei nostri scali.

Il varo dell’Eco Trieste: la nuova nave ibrida di Itelyum

Itelyum lancia Eco Trieste, nave ibrida per la raccolta dei rifiuti marittimi, e lo fa attraverso Itelyum Sea FVG, la società del gruppo che opera nel Friuli Venezia Giulia. L’unità è lunga 24 metri ed è considerata la più grande del suo genere in Italia. Nel Mare Adriatico non ha ancora equivalenti.

La risposta rapida a chi cerca il senso della notizia è questa: Eco Trieste serve a raccogliere direttamente dalle navi i rifiuti navali, cioè quelli prodotti a bordo durante la navigazione e la sosta. Lo fa con una propulsione ibrida, quindi con un impatto ambientale inferiore rispetto a un mezzo tradizionale a solo motore diesel.

Caratteristiche tecniche e propulsione ibrida

La propulsione ibrida combina motori termici e sistemi elettrici. In pratica, l’unità può ridurre consumi ed emissioni nelle fasi in cui lavora vicino alle banchine e agli specchi d’acqua più trafficati, che sono anche quelli dove la qualità dell’aria conta di più. Per un mezzo che passa il tempo tra porto e rada, è una scelta coerente con la missione stessa: pulire senza sporcare.

Le dimensioni fanno il resto. Con i suoi 24 metri, Eco Trieste può accostare navi di taglia diversa e gestire operazioni di raccolta senza obbligarle a spostarsi. Meno movimenti significa meno tempi morti per gli armatori e meno traffico nell’area portuale.

24 metri e propulsione ibrida: che cosa cambia in concreto

Un’unità di questa taglia può lavorare accanto a navi commerciali anche di grandi dimensioni, mentre il sistema ibrido limita rumore ed emissioni proprio dove il servizio si svolge. Sono due vantaggi pratici, prima ancora che simbolici.

Itelyum Sea FVG e la gestione dei rifiuti marittimi

Nave raccoglie rifiuti plastici dal mare

Itelyum è un gruppo italiano attivo nell’economia circolare: si occupa di rigenerazione e recupero di materiali e di servizi ambientali per l’industria. Itelyum Sea FVG porta questa esperienza sul mare, con un servizio dedicato ai rifiuti prodotti dalle navi.

Ogni nave genera scarti di vario tipo: residui oleosi, acque di sentina, rifiuti solidi di bordo. Le regole internazionali, a partire dalla convenzione MARPOL, vietano di scaricarli in mare e impongono di consegnarli a impianti autorizzati. Un mezzo dedicato rende più semplice rispettare quell’obbligo e permette di avviare i rifiuti al trattamento o al recupero, invece che allo smaltimento.

Il collegamento con la sostenibilità ambientale è diretto. Ciò che viene raccolto in porto non finisce in acqua, e una parte dei materiali può rientrare in un percorso di riutilizzo. È la logica dell’economia circolare applicata a un ambiente, quello marino, dove gli errori si pagano a lungo, la stessa che ispira anche il progetto sul biochar dai fondi di caffè.

Un primato per l’Italia nel Mare Adriatico

Il primato ha due letture. La prima è dimensionale: nessun’altra unità italiana dedicata a questo tipo di raccolta è più grande di Eco Trieste. La seconda è geografica, perché si tratta della prima nave di questa categoria nell’Adriatico, un mare chiuso e molto frequentato, con porti che muovono merci, passeggeri e crociere.

Trieste ha un peso particolare in questa storia. Il suo scalo è uno dei più importanti del Nord Est e collega l’Italia ai mercati dell’Europa centrale, quindi il volume di navi da servire è alto. Avere una base operativa locale con un mezzo all’altezza significa offrire servizi portuali più completi e più vicini a chi ne ha bisogno.

Perché questa nave conta anche fuori dal porto

Per chi vive sulla costa, la notizia ha un risvolto quotidiano. Meno rifiuti dispersi, meno rischi di sversamenti accidentali, un porto che rispetta meglio le norme e un’attività industriale più compatibile con il mare che la circonda.

Per le aziende del settore marittimo, invece, Eco Trieste è un segnale: la gestione dei rifiuti navali sta diventando un servizio strutturato, con mezzi specifici e operatori specializzati. Vale anche per gli armatori, che possono contare su una raccolta pianificata invece che su soluzioni improvvisate scalo per scalo.

Resta da vedere quanto il modello sarà replicato in altri porti italiani. Il varo dell’Eco Trieste indica comunque una direzione precisa: unità più grandi, più efficienti e meno inquinanti al servizio della pulizia del mare, in linea con altri progetti del comparto come le navi del futuro secondo Grimaldi.

Le domande che tutti si pongono

Che cosa raccoglie Eco Trieste?

Raccoglie i rifiuti prodotti dalle navi, i cosiddetti rifiuti marittimi o navali, in porto e nelle aree di ancoraggio.

Chi la gestisce?

L’unità fa capo a Itelyum, tramite la società Itelyum Sea FVG, attiva nel Friuli Venezia Giulia.

Perché è una novità?

Perché è la più grande unità italiana del settore e la prima del suo genere nell’Adriatico, oltre a usare una propulsione ibrida pensata per contenere l’impatto ambientale.

Partager cet article
Article publié par la rédaction de Iasse.

A lire aussi

Laisser un commentaire —

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *