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Carburanti: dopo Eni e IP, pure Esso valuta il blocco dei prezzi

Pompa benzina con display prezzo illuminato in rosso

Prima Eni, poi IP. Adesso anche Esso ci pensa. Il fronte del price cap sui carburanti si allarga, e per chi fa rifornimento ogni settimana la notizia conta parecchio: se il blocco dei prezzi arriva anche sulla rete Esso, il caro benzina rischia di perdere terreno su una fetta ancora più ampia di stazioni di servizio in Italia.

La risposta diretta è questa: dopo il tetto a benzina e gasolio fissato da Eni e l’adesione di IP (Italiana Petroli), anche Esso sta valutando di introdurre un tetto ai prezzi di benzina e gasolio nella propria rete distributiva. Non c’è ancora un annuncio ufficiale con date e dettagli, ma le indiscrezioni parlano di un confronto in corso tra la compagnia e le associazioni di categoria, con l’obiettivo di replicare il modello già sperimentato dai due concorrenti.

IP introduce il tetto ai prezzi dopo Eni

IP ha deciso di seguire la strada tracciata da Eni pochi giorni prima, annunciando un blocco prezzi progressivo su gasolio e benzina in circa 8.500 distributori. L’azienda ha parlato di “limiti progressivi” applicati alla rete, con l’obiettivo dichiarato di calmierare i prezzi in un periodo in cui il costo del carburante pesa sensibilmente sui bilanci delle famiglie e delle imprese di trasporto.

La scelta di IP non è isolata. Segue di pochissimo l’annuncio di Eni, che era stata la prima compagnia a muoversi in questa direzione, e conferma che il tema del caro carburanti è entrato stabilmente nell’agenda delle grandi compagnie petrolifere italiane. Il fatto che due operatori di peso abbiano deciso di intervenire quasi in contemporanea suggerisce che la pressione, politica e sociale, sui prezzi alla pompa si sta facendo concreta.

Il contesto: l’iniziativa di Eni e le critiche

Eni è stata la prima a muoversi con il blocco dei prezzi dei carburanti per 30 giorni, introducendo un tetto ai prezzi in un momento in cui il costo di benzina e diesel era finito sotto i riflettori del governo. L’iniziativa aveva ricevuto attenzione mediatica immediata, ma anche alcune critiche: c’era chi sosteneva che il price cap riguardasse solo una parte della rete, o che l’entità dello sconto fosse comunque marginale rispetto all’andamento generale dei prezzi internazionali del petrolio.

Nonostante le riserve, l’operazione ha avuto un effetto domino evidente. IP ha scelto di non restare a guardare, probabilmente anche per non apparire meno sensibile al tema rispetto a un concorrente diretto. E ora la palla passa a Esso, il terzo grande marchio della distribuzione italiana, che si trova nella posizione di dover decidere se allinearsi o lasciare che la concorrenza guadagni terreno in termini di immagine e di clientela.

Esso valuta di aderire al blocco prezzi

Pompa carburante con numeri tariffe luminosi su colonnina

Secondo quanto riportato, Esso (il cui network in Italia fa capo a Socar dopo l’acquisizione della rete un tempo di proprietà ExxonMobil) starebbe studiando un intervento simile a quello di Eni e IP. Non si tratta ancora di una decisione formalizzata, ma di una valutazione interna che tiene conto sia della pressione competitiva sia del clima politico attorno al tema.

Il governo, con dichiarazioni attribuite alla premier Meloni e al ministro degli Esteri Tajani, ha più volte sollecitato le compagnie petrolifere a fare la propria parte per contenere i rincari. In questo scenario, un’adesione di Esso al blocco prezzi rappresenterebbe un tassello importante: porterebbe a tre il numero dei grandi marchi che applicano un tetto, coprendo così una porzione ancora più ampia della rete distributiva nazionale.

Tre marchi, una stessa strategia
Eni ha aperto la strada con il primo price cap, IP ha replicato su 8.500 distributori, ed Esso valuta ora di seguire lo stesso schema. Se l’adesione si concretizza, la concorrenza tra i grandi operatori potrebbe spingere altri marchi minori a fare altrettanto.

Dettagli per i consumatori: distributori e tempi

Per chi si chiede dove e quando conviene fare rifornimento, la situazione resta in evoluzione. IP ha già chiarito che il tetto ai prezzi riguarda migliaia di stazioni di servizio, ma con limiti progressivi che non si applicano in modo identico su tutto il territorio nazionale. Conviene quindi controllare i cartelloni dei prezzi alla pompa nella propria zona, dato che gli sconti effettivi possono variare da un distributore all’altro anche all’interno della stessa insegna.

Per quanto riguarda Esso, finché non arriva un annuncio ufficiale non ci sono date certe né un elenco preciso di distributori coinvolti. Gli automobilisti che fanno rifornimento abitualmente presso stazioni Esso possono comunque aspettarsi novità nelle prossime settimane, considerando i tempi rapidi con cui si sono mosse Eni e IP una volta presa la decisione.

CompagniaSituazione price cap
EniPrima ad aver introdotto il tetto ai prezzi
IP (Italiana Petroli)Blocco attivo su circa 8.500 distributori
Esso (Socar)Valutazione in corso, nessun annuncio ufficiale

Resta il fatto che il tema del caro carburanti continua a muovere le grandi compagnie in tempi rapidi. Se anche Esso deciderà di aderire, la maggior parte della rete distributiva italiana si troverebbe coinvolta in qualche forma di calmierazione dei prezzi, con un beneficio diretto per consumatori e automobilisti che ogni giorno fanno i conti con il costo di benzina e gasolio alla pompa.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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