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Perché il gas americano costa un decimo di quello europeo: dove finisce la differenza?

Pompe di benzina americana accanto europea confronto prezzi verticale

Negli Stati Uniti il metano si paga una frazione di quanto costa in Europa. Un dato che fa arrabbiare chiunque apra la bolletta del gas e si chieda perché, con le stesse molecole, il conto finale sia così diverso da una sponda all’altra dell’Atlantico.

La risposta breve è questa: il gas naturale liquefatto americano parte a basso costo dai pozzi del Texas o della Louisiana, ma tra liquefazione, trasporto marittimo, rigassificazione e margini di intermediazione, il prezzo lievita fino a diventare quello che paghiamo in bolletta. Il divario di prezzo non sparisce, semplicemente cambia proprietario lungo la filiera.

Perché il gas americano costa un decimo all’origine

Il riferimento per il prezzo del metano americano è l’Henry Hub, l’indice che fotografa le quotazioni del gas naturale scambiato in Louisiana. Storicamente questo prezzo spot resta molto più basso rispetto al TTF Amsterdam, il benchmark europeo (qui trovi un approfondimento sul gas naturale oltre 77 euro al TTF e le scorte italiane per l’inverno). Le ragioni sono strutturali: gli Stati Uniti hanno un mercato energetico interno con enormi giacimenti di scisto, gasdotti capillari che collegano i pozzi ai centri di consumo e una produzione che spesso supera la domanda interna.

In Europa la situazione è opposta. Il continente non produce abbastanza gas, dipende dalle importazioni e deve competere sul mercato globale del GNL con Asia e altri acquirenti. Questo basta a spiegare perché, al netto di ogni trasformazione, il prezzo di partenza negli Stati Uniti resti così contenuto rispetto a quello europeo.

Dove va la differenza di prezzo: i costi nascosti del GNL

Il gas naturale liquefatto non arriva in Europa per magia. Prima di salpare da un terminal GNL americano, il metano deve essere raffreddato a circa -162 gradi per diventare liquido e occupare meno spazio. Questo processo, insieme al carico sulle navi metaniere, rappresenta una delle voci di costo più pesanti dell’intera catena.

Liquefazione e trasporto marittimo

La liquefazione richiede impianti costosi da costruire e mantenere, energia per raffreddare il gas e personale specializzato. A questo si aggiungono i costi di trasporto marittimo: noleggio delle navi cisterna, assicurazioni, carburante e i tempi di navigazione che, dagli Stati Uniti all’Europa, richiedono in media una decina di giorni. Ogni tappa aggiunge un margine che finisce nel prezzo finale.

Regazeificazione e distribuzione in Europa

Una volta arrivato in un porto europeo, il gas deve tornare allo stato gassoso attraverso la rigassificazione, un altro passaggio industriale che richiede impianti dedicati e non è mai gratuito. Da lì il metano entra nella rete di gasdotti nazionali e regionali, con ulteriori costi di trasporto interno, tasse e oneri di sistema prima di raggiungere le famiglie e le industrie.

Fase della filieraCosa succedeChi guadagna
Estrazione USAPrezzo spot legato all’Henry HubCompagnie estrattive americane
LiquefazioneRaffreddamento a -162°C nei terminal GNLGestori degli impianti di liquefazione
Trasporto marittimoNavi metaniere verso i porti europeiArmatori e trader energetici
RigassificazioneRitorno allo stato gassoso in EuropaOperatori dei terminal di rigassificazione
DistribuzioneIngresso nella rete di gasdotti europeaUtility e fornitori locali

Chi guadagna davvero sull’import di gas americano

Nave cisterna con serbatoio di gas nel porto

Lungo tutta la catena, i veri protagonisti sono i trader energetici che comprano il metano americano a basso costo e lo rivendono in Europa al prezzo del TTF Amsterdam, incassando margini di profitto significativi su ogni carico. Non è un segreto: molte società di trading acquistano GNL con contratti flessibili proprio per approfittare del divario tra i due mercati, indirizzando le navi verso il continente che offre il prezzo migliore in un dato momento.

Anche le compagnie che gestiscono i terminal di liquefazione e rigassificazione trattengono una parte importante del valore, così come gli armatori delle navi metaniere, un settore che negli ultimi anni ha visto crescere enormemente la domanda di trasporto.

Il salto di prezzo in numeri

Un metro cubo di gas che negli Stati Uniti costa pochi centesimi può arrivare a valere diverse volte tanto una volta sbarcato in Europa. Tra liquefazione, nolo delle navi e rigassificazione, la filiera del GNL aggiunge costi che spesso superano il prezzo originario del gas stesso.

La nuova dipendenza energetica europea

Dopo la riduzione dei flussi di gas russo via gasdotto, l’Europa ha spostato in fretta il proprio approvvigionamento verso il GNL, e gli Stati Uniti sono diventati uno dei fornitori principali. Il paradosso è evidente: si è ridotta la dipendenza energetica dalla Russia, ma è cresciuta quella verso un altro singolo grande fornitore, questa volta collegato non da un gasdotto fisso bensì da rotte marittime e infrastrutture energetiche che restano comunque vulnerabili a tensioni geopolitiche, scioperi portuali o problemi logistici.

Il gas russo trasportato via gasdotto aveva costi di trasporto molto più bassi proprio perché non richiedeva liquefazione né navi. Sostituirlo con il metano americano ha quindi comportato non solo un cambio di fornitore, ma anche un cambio strutturale nel modo in cui il gas arriva in Europa, con tutti i costi aggiuntivi che questo comporta.

Impatto sui consumatori e sull’economia europea

Bolletta energetica con cifre rosse su tavolo legno

Per le famiglie il risultato si vede nelle bollette gas, rimaste su livelli più alti rispetto al periodo pre-crisi energetica. Per le imprese, soprattutto quelle ad alta intensità energetica come acciaio, ceramica e chimica, il divario di prezzo con i concorrenti americani pesa direttamente sulla competitività europea. Produrre con un costo del gas più alto significa partire svantaggiati sui mercati internazionali, come mostra il caso delle imprese lombarde a rischio blocco produttivo per i prezzi energetici insostenibili.

Le importazioni UE di GNL continueranno probabilmente a crescere nei prossimi anni, mano a mano che nuovi terminal di rigassificazione entreranno in funzione lungo le coste del continente. Questo potrebbe in teoria aumentare la concorrenza tra fornitori e ridurre leggermente i margini lungo la filiera, ma finché il mercato energetico europeo resterà strutturalmente più fragile di quello americano, la differenza di prezzo tra le due sponde dell’Atlantico difficilmente si azzererà del tutto.

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Article publié par la rédaction de Iasse.

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