Il prezzo del gas naturale ha superato i 77 euro al MWh sul mercato TTF di Amsterdam, il principale riferimento europeo. Chi si aspettava un calo grazie agli stoccaggi pieni resterà sorpreso: i due fenomeni, prezzi in salita e scorte record, viaggiano su binari diversi. E l’Italia, in questo scenario, si trova in una posizione decisamente più solida rispetto alla media europea.
La risposta immediata è questa: gli stoccaggi pieni proteggono dalla scarsità fisica di gas nell’immediato, ma non bloccano i prezzi, che dipendono da aspettative future, tensioni geopolitiche e dai flussi di GNL in arrivo dal resto del mondo. L’Italia arriva all’inverno con le scorte più alte d’Europa, intorno al 78-80%, mentre la media dell’Unione si ferma al 68-70%. Un vantaggio concreto, ma non un’assicurazione contro la volatilità dei prezzi.
Gas naturale oltre 77 euro: perché i prezzi salgono nonostante gli stoccaggi record
Il paradosso è solo apparente. Il prezzo al TTF non riflette quanto gas c’è oggi nei depositi, ma quanto gas servirà domani e a quali condizioni sarà reperibile. I trader guardano avanti: valutano il fabbisogno invernale, la disponibilità di carichi di GNL, il clima previsto e i rischi geopolitici che potrebbero interrompere le forniture.
Quando questi fattori di rischio aumentano, anche in presenza di stoccaggi pieni il prezzo sale, perché il mercato prezza l’incertezza, non la fotografia del momento. È lo stesso meccanismo che si osserva su qualsiasi mercato di materie prime: le scorte danno respiro operativo, ma non eliminano la componente speculativa e le aspettative sui costi di sostituzione futuri.
L’Italia ai vertici europei: scorte al 78-80% contro il 68% UE
Sul fronte della capacità di stoccaggio, l’Italia si distingue nettamente. Le scorte nazionali hanno raggiunto livelli tra il 78% e l’80%, contro una media dell’Unione Europea che oscilla intorno al 68%. Questo significa che, in caso di picchi di domanda dovuti al freddo o di interruzioni improvvise nelle forniture, il sistema italiano ha margini di manovra più ampi rispetto a molti partner europei, Germania e Francia comprese.
Confronto con il 2025 e obiettivo 90% al 31 ottobre
Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il ritmo di riempimento è stato più rapido e costante, complice anche una primavera e un’estate con condizioni favorevoli agli acquisti. L’obiettivo fissato a livello europeo resta il 90% di riempimento entro il 31 ottobre, soglia che l’Italia sembra avvicinare con margine, mentre altri Paesi rischiano di arrivarci più tirati o addirittura di mancarla.
Il ministero competente ha più volte sottolineato come questo risultato non sia casuale, ma frutto di una strategia costruita su più fronti: diversificazione delle fonti, contratti di lungo termine con fornitori extraeuropei e un utilizzo intelligente della capacità di stoccaggio disponibile sul territorio nazionale, tra le più ampie in Europa.
| Indicatore | Italia | Media UE |
|---|---|---|
| Livello scorte attuale | 78-80% | 68-70% |
| Obiettivo 31 ottobre | Vicino al 90% | 90% (target comune) |
| Prezzo TTF di riferimento | Oltre 77 €/MWh | Oltre 77 €/MWh |
I rischi che tengono alti i prezzi: GNL, geopolitica e freddo invernale

Tre fattori principali spiegano perché i prezzi restano sostenuti nonostante le scorte abbondanti. Il primo riguarda la disponibilità di GNL: nuovi impianti di liquefazione stanno entrando in funzione a livello globale, ma la competizione con l’Asia per gli stessi carichi resta forte, e ogni ritardo nelle consegne si riflette immediatamente sulle quotazioni.
Il secondo fattore è la geopolitica. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, punto di passaggio cruciale per una quota rilevante del gas e del petrolio mondiale, restano un elemento di attenzione costante per i mercati. Qualsiasi segnale di instabilità in quell’area si traduce in rialzi immediati, anche in assenza di interruzioni effettive delle forniture.
Il terzo fattore è puramente climatico: un inverno più freddo del previsto in Europa o in Asia farebbe impennare la domanda contemporaneamente su più mercati, mettendo sotto pressione anche le riserve più consistenti. Non è un caso che gli analisti aggiornino continuamente le previsioni meteo di lungo periodo insieme ai bollettini sui prezzi.
Lo scarto tra le scorte italiane (78-80%) e la media UE (68-70%) equivale a diverse settimane di autonomia in più in caso di ondata di freddo prolungata o di stop temporaneo a una fonte di approvvigionamento.
Cosa cambia per le bollette degli italiani questo inverno
Per le famiglie, la domanda concreta è una sola: gli stoccaggi pieni basteranno a calmierare le bollette? La risposta è più sfumata di quanto si vorrebbe. Le tariffe del gas per il mercato tutelato e per gran parte delle offerte a prezzo variabile sono agganciate agli indici europei, TTF in testa, quindi un rialzo delle quotazioni internazionali si ripercuote comunque sulle fatture, indipendentemente dal livello degli stoccaggi nazionali.
Detto questo, avere scorte elevate riduce il rischio di picchi estremi legati a emergenze improvvise, quel tipo di shock che nel 2022 aveva spinto i prezzi a livelli record. La crisi energetica di quegli anni ha lasciato in eredità proprio questa lezione: costruire riserve robuste prima dell’inverno è la miglior difesa contro gli scenari peggiori, anche se non elimina del tutto l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali.
Perché l’Italia è messa meglio del resto d’Europa

La combinazione di capacità di stoccaggio elevata, contratti di lungo termine diversificati e una rete di approvvigionamento che negli ultimi anni si è spostata sempre più verso il GNL e i fornitori del Nord Africa e del Mediterraneo orientale, ha reso il sistema italiano più resiliente rispetto a Paesi ancora fortemente dipendenti da un numero ridotto di fonti.
Questo non significa che l’Italia sia immune dalle dinamiche del mercato europeo, i prezzi restano collegati e le bollette seguono comunque le quotazioni continentali. Ma in termini di sicurezza fisica delle forniture e di capacità di reazione a eventuali interruzioni, il Paese arriva a questo inverno in una condizione oggettivamente migliore rispetto a diversi partner europei, con margini di manovra che potrebbero fare la differenza nelle settimane più fredde dell’anno.





